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giovedì 27 maggio 2010

Altro che bamboccioni, sono Neet



Si rischia un salto generazionale

L'Istat, nel rapporto annuale presentato oggi 26 maggio, denuncia che: sono 2 milioni in Italia i giovani che non lavorano e non studiano, stanno in attesa del loro futuro. Hanno trovato anche una definizione all’americana “sono i Neet” (Non in education, employment or training).
Questi giovani sono coinvolti nell'area dell'inattività (65,8%).
Hanno un'età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi.
Nel 2009, a causa della crisi economica sono 126 mila in più.
Anche al Nord nel 2009 c’è stato un aumento +85 mila.
Tuttavia il maggior numero di questi giovani, oltre un milione, si trova nel Mezzogiorno.
I laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%).
Già dal 2007 (dati Ocse), l'Italia registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell'Ue.
Questi giovani quando perdono il lavoro, più dura lo stato di inattività e più hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro.
Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3% (l'anno precedente era il 68,6%).
Altro che 'bamboccioni', sono conviventi forzati con i genitori per motivi economici. I 30-34enni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (dall'11,8% al 28,9% del 2009). Rilevante è anche la crescita dei 25-29enni, dal 34,5% al 59,2%.
Sempre secondo il rapporto Istat i giovani non sposati fra i 18 e 34 anni che vivono con i genitori sono passati dal 49% al 58,6%. Dal 2003 al 2009 sono calati di ben nove punti i giovani (18-34 anni) che per scelta vogliono vivere nella casa dei genitori: la prolungata convivenza dei figli con genitori dipende da questioni economiche per il 40,2% e dalla necessità di proseguire gli studi per il 34%. La percentuale di giovani che dichiara di voler uscire dalla famiglia di origine nei prossimi tre anni cresce dal 45,1% del 2003 al 51,9% del 2009. Tra le motivazioni economiche per restare nella famiglia di origine, le difficoltà nel trovare casa per il 26,5% e quella di trovare lavoro 21%.
Nel 2009, circa 16,5 milioni di occupati (72,4%) svolgono una professione adeguata al livello d' istruzione, 1,7 milioni (7,4%) ha un lavoro relativamente più qualificato, il 20,2% (4,6 milioni) è sottoinquadrato. Rispetto al 2004, il fenomeno del sottoinquadramento interessa oltre un milione di persone in più. I sottoinquadrati sono giovani per il 31% (+6,8% rispetto al 2004).
In realtà il fenomeno della disoccupazione giovanile è arginato dalle famiglie di origine. Si trovano tra i disoccupati molti giovani con titoli di studio elevati che aspirano alla possibilità di inserirsi in lavori che possano riconoscere un qualche merito per i loro studi, ma i ritardi di inserimento aumentano le difficoltà. Anche l’accettazione di piccole attività di lavoro di collaborazione in attesa
di una migliore collocazione fa parte del fenomeno.
Intanto nel nostro paese si è teorizzato il blocco del turn over, l’assenza di concorsi pubblici e l’aumento dell’età pensionabile. Questo significa far saltare possibilità di occupazione ad un’intera generazione.
Nel contempo abbiamo la realtà dei lavoratori extracomunitari, i lavori rifiutati dai giovani che sperano in qualcosa di meglio vengono occupati dai disperati che sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro; si possono scoprire anche realtà di lavoratori extracomunitari con elevata cultura che sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di occupazione.
La proletarizzazione moderna ormai non ha più le regole del passato; non solo per ceto, per livelli di istruzione, ma anche per degli strani e capricciosi livelli di fortuna. Un giovane con due lauree, sprovvisto di “santi raccomandatari” e di fortuna, può trovarsi a dovere accettare un qualsiasi lavoro di magazziniere o imbianchino, oppure deve aspettare in casa in attesa che arrivi qualche assunzione privata o che il ministro Brunetta ricominci a parlare di concorso day. E se si arriva ai quaranta anni, non sei più duttile e flessibile.
26/05/10 francesco zaffuto
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(immagine – “angoscia del futuro” cera e china © francesco zaffuto link Altre allegorie)
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3 commenti:

  1. Sono dati drammatici. Sono dati Istat e l'Istat è la massima autorità ufficiale in materia di statistiche. Il commento che il Presidente dell'Istat Giovannini forse non poteva fare, lo faccio io ed é il seguente: Nessun governo di centro-sinistra nè di centro-destra, per un motivo o per un altro, è riuscito a spingere l'economia italiana verso il pieno impiego di tutta la forza lavoro disponibile. Le statistiche Istat mettono in eveidenza anche il dualismo per cui i tassi di inattività, di disoccupazione, lavoro precario, sottoccupazione, lavoro sommerso e clandestino sono di gran lunga più elevati al Sud che al Nord. C'è la responsabilità dei governi e c'è anche quella dei sindacati.

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  2. Sì, concordo con l'intevento di Enzo Russo, c'è stata anche una responsabilità dei sindacati. Certo i sindacati non governano ma hanno la facoltà almeno di indicare i problemi e indicare anche possibili soluzioni. Mi pare che ciò sia mancato, mentre i lavoratori occupati e i pensionati hanno avuto delle tutele sindacali, i disoccupati non sono stati considerati nella dovuta centralità e gravità. Il sindacato ha parlato tanto di Sud ma non è riuscito ad avanzare concrete proposte per il Sud, solo una generica richiesta di maggiori investimenti. (f.z.)

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