sabato 25 settembre 2010

ANCORA DESAPARECIDOS


Dal 27 settembre 10 in Italia ricominciano le udienze del Processo MASSERA


per il calendario prossime udienze e per altre informazioni sulle udienze precedenti al sito:

Si riparlerà di Desaparecidos
perché ancora da qualche parte esistono i figli dei Desaparecidos


Allego per amici e lettori di questo blog un link su un dramma teatrale in due atti che ho scritto in memoria degli atroci fatti accaduti in Argentina dal 1976 al 1983 - la versione integrale e fruibile cliccando su
STORIA DI UN NIÑO

25/09/10 francesco zaffuto
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AGGIORNAMENTO del 28/09/10
Desaparecidos. Una teste spiega il ruolo svolto dall'ammiraglio Massera dentro e fuori dell Esma
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AGGIORNAMENTO del 27/09/10
Processo Massera: Victoria Grinberg rievoca i sette desaparecidos della sua famiglia
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(immagine – la copertina del libro che contiene la versione cartacea del testo teatrale – )
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nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
l’immagine riprodotta sulla copertina è un disegno, a china rossa e nera, di un uomo seduto su un muro che costeggia una strada. Trattasi di immagine molto stilizzata, l’uomo è a piedi nudi, è leggermente chinato, e porta alla fronte la sua mano a conforto del peso dei suoi pensieri.

venerdì 24 settembre 2010

Ora, dove la speranza?


La pena

Da qualche parte del mio paese
nelle città anneritee
in campi di fango
c’è chi parla della giustizia come morte

Sento lo stridio dei denti
che allontana la pietà per l’ innocente boia

Non mi resta che cercare una fascia nera
un crisantemo bianco
e cancellarmi

Teresa Lewis è stata uccisa dalla giustizia U.S.A. in Virginia – 23/09/10 ore 21,13 – 0ra italiana 3,13 .
Ieri avevo inserito un post dal titolo: spero che oggi non accada

Ora, dove la speranza?

C’erano una trentina di americani fuori dal carcere a manifestare contro l’esecuzione, su uno dei cartelli c'era scritto: 'Perche' uccidiamo persone che hanno ucciso altre persone per insegnare che uccidere e' sbagliato?'.

La speranza è in questi pochi americani.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/09/22/visualizza_new.html_1760416169.html

il fatto

La Lewis, 41 anni, era stata ritenuta colpevole di aver organizzato l’omicidio del marito e del figliastro nell’ottobre 2002 per incassare i soldi di una polizza sulla vita. Per l’accusa aveva assoldato due sicari, offrendogli in cambio denaro e favori sessuali, a cui ha aperto la porta di casa il giorno degli omicidi. Per la difesa la difesa la donna sarebbe stata affetta da ritardi mentali e sarebbe stata manipolata dagli assassini.
I suoi avvocati evidenziavano che gli assassini materiali avevano ricevuto una condanna all’ergastolo. Uno di essi, Matthew Shallenberg, dalla prigione aveva sostenuto di essere stato lui l’architetto dei delitti e di aver manipolato la Lewis. Shallenberg si è suicidato in carcere nel 2006. Teresa Lewis non aveva mai negato di essere stata la mandante dell'omicidio del marito e del figlio del marito. Con la sua fragile mente aveva ammesso le sue colpe e chiesto in qualche modo perdono, ma ciò, dal punto di vista giudiziario, aveva solo aggravato la sua posizione.

LA PENA DI MORTE IN U.S.A.

Dopo una sospensione dal 1972 al 1976, gli USA hanno ricominciato ad applicare la pena di morte.

Ecco due link con notizie approfondite sul percorso della pena di morte in USA.

http://politiche.wordpress.com/2009/01/09/osservatorio-pena-di-morte-usa-le-morti-docili/

http://win.agliincrocideiventi.it/Anno4/gennaio2006/appunti_sulla_storia_della_pena.htm


E ORA IN IRAN?

Cosa potrà accadere ora a Sakineh? Se i giudici iraniani imiteranno quelli americani il risultato è prevedibile.

24/09/10 francesco zaffuto


immagine - crisantemi bianchi


nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
foto che riproduce alcuni crisantemi bianchi su un fondo scuro, i crisantemi sono nel massimo della loro fioritura ed esprimono tutta la loro corposità insieme alla loro morbidezza

giovedì 23 settembre 2010

spero che oggi non accada


prevista
per
le ore 21
del 23 - 09 - 10
la condanna a morte
in U.S.A.
di Teresa Lewis

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La pena
Da qualche parte del mio paese
nelle città annerite
e in campi di fango
c’è chi parla della giustizia come morte

Sento lo stridio dei denti
che allontana la pietà per l’ innocente boia

Non mi resta che cercare una fascia nera
un crisantemo bianco
e cancellarmi


23 settembre 2010 francesco zaffuto


Link sul fatto

Il volto di Sakineh e la pena di morte nel mondo

http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/stati-uniti-avverra-domani-lesecuzione.html

http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/23-settembre-2010-teresa-lewis.html

immagine - crisantemi bianchi

nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
foto che riproduce alcuni crisantemi bianchi su un fondo scuro, i crisantemi sono nel massimo della loro fioritura ed esprimono tutta la loro corposità insieme alla loro morbidezza

martedì 21 settembre 2010

Ma, porco mondo!


Sarkozy ha detto all’ONU che si debbono tassare le transazioni finanziarie per aiutare l’Africa e affrontare i problemi della fame, per fare in modo di far pagare qualcosa al capitalismo finanziario.
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20/09/10 – Sarkozy all’ONU, tassare le transazioni finanziarie
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/vertice-onu-sarkozy-propone-una-tassa-su-tutte-le-transazioni-finanziarie/62626/
20/09/10 – 22.000 bambini al di sotto di 5 anni muoiono ogni giorno
http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/ogni-giorno-muoiono-22mila-bambini.html
21/09/10 - Iniziative ONU senza fondi
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Sì, il destro Sarkozy, quello che giorni prima aveva cacciato dalla Francia i Rom.
Se anche il destro Sarkozy vuole ciò allora fatelo; i capi di governo che non vogliono la Tobin Tax alzino la mano.
Non sarà digerita dagli operatori finanziari di borsa?
E da quando si chiede a chi deve pagare una tassa, se gli piace?
Se ben ricordo, a uno dei primi G20, fu l’ormai tracollato primo ministro inglese Brown a proporre la Tobin Tax; e tanto per precisare il nostro Tremonti fu uno dei primi a dire no, e lo stesso Sarkozy non mostrò alcun favorevole entusiasmo.
http://www.liquida.it/notizie/2010/09/06/10681366/tobin-tax-g20-james/
La tassazione delle transazioni finanziarie si può fare da DOMANI MATTINA, CON UN DUPLICE EFFETTO BENEFICO: RACCOGLIRE FONDI PER LA FAME NEL MONDO E DIMINUIRE IL QUANTITATIVO DELLE TRANSAZIONI FINANZIARIE SPECULATIVE INUTILI E DANNOSE (specie quelle transazioni che vengono effettuate ogni giorno sui mercati per far guadagnare agli speculatori su ogni minima oscillazione valutaria).
SE NON SI FA, SORGE IL SOSPETTO CHE FAVOREVOLI E CONTRARI STANNO A GIOCARE SULLA PELLE DEI POVERI DERELITTI.
Siamo di fronte ad una partita che si gioca sulla vita degli uomini più poveri del pianeta.
In Europa, perfino nella sociale e democratica Svezia, avanza la destra xenofoba, raccoglie i voti della paura dagli stessi ceti popolari.
In Italia si prevede addirittura una nuova avanzata della Lega – non per i vecchi slogan su Roma ladrona – ma per la stessa xenofobia che si sta diffondendo a causa della forte tensione sul mercato del lavoro. Intanto i politici italiani ben si guardano dall’avanzare qualche proposta concreta per combattere il lavoro in nero, la condizione di precarietà e la disoccupazione.
La seconda parola, Lavoro
Mentre il capitalismo continua ad arricchirsi sullo sfruttamento della manodopera a basso prezzo nei paesi lontani e in patria con i migranti; rischiamo una guerra di poveri contro poveri.
La Libia investe miliardi su Unicredit e su Fiat, ma ben si guarda dal fare una politica di investimenti per lo sviluppo dell’Africa, e lo stesso fanno i vari sceicchi del Medio Oriente.
La tragedia del popolo palestinese è stata usata per sessanta anni per dimostrare al mondo che l’ONU non esiste; esistono solo gli interessi di grandi banchieri ebraici e di grandi petrolieri arabi.
I poveri arabi, invece di svegliarsi e fare pagare un qualche prezzo ai miliardari delle loro terre, emigrano e quando arrivano in Europa continuano a conservare una così grande nostalgia della loro terra al punto di fare andare in giro vestite con il burqa le loro donne.
Non sappiamo neanche quante siano di numero le guerre in Africa in questo momento; sui nostri “informatissimi” quotidiani non c’è un servizio che spiega qualcosa su quello che sta accadendo in Etiopia ed Eritrea.
Continuiamo a vendere armi, che si fabbricano nel bresciano, a vari dittatori e c’è chi si diverte a mettere marchi e marchietti di simboli politici nelle scuole.
Siamo avari per la fame nel mondo e aumentiamo i disastri nel delta del Niger con le nostre società petrolifere.
Continuiamo a giocherellare con i nostri cellulari e non ci curiamo che vengono costruiti con materie prime dell’Africa pagate a prezzi di rapina.
http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/quante-vite-costano-i-nostri-telefoni.html
Abbiamo bisogno come non mai di SOCIALISMO; ma i politici si vergognano perfino a nominarne la parola e continuano a proteggere gli interessi di quelli che hanno le società Off-shore nelle Isole Cayman.
Già siamo in un porco mondo, ma che porco di mondo vogliamo?
21/09/10 francesco zaffuto
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(immagine “Integrazione” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
La fotocomposizione Integrazione di Liborio Mastrosimone è una bocca aperta con grandi denti smaglianti, una bella bocca come quelle che vengono usate per i cartelloni pubblicitari che propagandano i dentifrici. Dentro la bocca si intravedono i piedi e i polpacci di un uomo che sta per essere definitivamente inghiottito. Il colore di quell'uomo, quasi definitivamente inghiottito, é nero.

domenica 19 settembre 2010

Si rinnova a Napoli il miracolo di S. Gennaro

Nonostante Paolo VI, tempo fa, avesse declassato san Gennaro, confinandolo con san Giorgio nel limbo della leggenda, il Miracolo anche oggi 19 settembre 2010 si è rinnovato. Lo apprendo dal Telegiornale di questa sera.
Come? Con le stesse caratteristiche di sempre, mi affido alla descrizione fatta da Gioachino Belli con un sonetto del 1834.

Er miracolo de San Gennaro

Come però er miracolo c’ho vvisto
cor mi’ padrone a Nnapoli, di’ ppuro
che cquant’è ggranne er Monno, Mastro Sisto,
nun ne ponno succede de sicuro.

Usscí un pretone da de-dietro un muro
co un coso pieno de sanguaccio pisto,
e strillò fforte a ttante donne: «È dduro».
E cquelle: «Sia laudato Ggesucristo».

E ddoppo, in ner frattempo ch’er pretone
se maneggiava er zangue in quer tar coso,
le donne bbiastimaveno orazzione.

Finché cco sto smaneggio e nninna-nanna
er zangue diventò vvivo e bbrodoso
com’er zangue d’un porco che sse scanna.

18 maggio 1834

per chi ha difficoltà a capire il dialetto romanesco può leggere il sonetto con tutte le note necessarie alla pagina:
http://it.wikisource.org/wiki/Sonetti_romaneschi/Er_miracolo_de_San_Gennaro

GELMINI - OPS


GELMINI – OPS


secondo Wikipedia - OPS può significare =

Oh Per favore Scusami - Abbreviazione utilizzata per ammettere un proprio errore e chiederne immediatamente scusa
o anche
Offerta pubblica di sottoscrizione - per emissione di nuove azioni di una nuova società
Ops – asteroide del sistema solare
OPS - codice aeroportuale IATA - Brasile
Ops - nome latino di Abbondanza, figura della mitologia romana
OPS - abbreviazione aeronautica di Operations – Operazioni

Sicuramente la lettera della GELMINI inviata a al Direttore Regionale scolastico è un OPS, che genere di OPS non è facile da capire; ma la GELMINI dà indicazioni operative e forse solo invita a togliere la “Stella delle Alpi” dalla scuola di Adro, pare dica che ciò serve anche ad evitare strumentalizzazioni. Il testo integrale non viene riportato dalla stampa.Comunque, bene Ministro Gelmini, una volta tanto; ma poteva agire più velocemente e limitarsi a un toglietele punto e basta; è normale che un fatto di tal genere possa generare legittime proteste, altro che strumentalizzazioni.

Un parlamentare di Fini aggiunge una precisazione, (in questo periodo i finiparlamentari sono spinosi) : "A questo punto spero almeno che le spese per la 'deleghistizzazione' del Polo scolastico - i simboli leghisti sono e vanno tolti ovunque - non finiscano a carico dei cittadini di Adro, ma degli amministratori che hanno prodotto, con una scelta sconclusionata, anche un danno erariale per il comune".
http://www.agi.it/news/notizie/201009181655-cro-rt10151-scuola_della_vedova_fli_bene_gelmini_su_adro
18/09/10 francesco zaffuto
ultima modifica ore 9,30 - 19/09/10

(per evitare di esporre immagini della Gelmini di cui non dispongo in copyright - uso in modo forse inappropriato questa immagine di - Donna 3 tutta geneticamente modificata - fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

venerdì 17 settembre 2010

Lavoro


La Sinistra e le parole
la seconda parola: Lavoro
Lavoro e riconoscimento di valore


Nel lavoro, almeno come oggi lo viviamo nel nostro paese, pare che siano condensati due elementi:
- lavoro come strumento per procurarsi beni atti a soddisfare bisogni umani
- lavoro come forma di riconoscimento di un valore sociale.
Questi due elementi vengono vissuti come indivisibili e la remunerazione più o meno elevata del lavoro viene legata al cosiddetto maggiore o minore riconoscimento sociale. Il cosiddetto maggiore o minore riconoscimento remunerativo dipende da diverse variabili: mercato, fortuna, e norme che prevedono qualche garanzia o anche qualche privilegio.
Un uomo sprovvisto di beni o con pochi beni cerca un lavoro soprattutto per procurarsi i beni necessari ai suoi bisogni; ma in questa ricerca di un lavoro è pervaso anche da un’ansia di riconoscimento delle sue qualità. Anche un uomo provvisto di beni in abbondanza per l’ansia di riconoscimento è portato a cercare una qualche collocazione sociale che si manifesta con un lavoro.
Questo condensato dei due elementi fa aumentare la drammaticità della ricerca di un lavoro in Italia specie per quelle persone che hanno conseguito titoli di studio elevati e non riescono a trovare neanche un lavoro manuale. La mancanza di riconoscimento sociale unita alla mancanza di mezzi per la sopravvivenza può portare a stadi di disperazione estremi.

Lavoro mondializzato

La ricerca del massimo profitto delle imprese in un mercato globale ha portato il lavoro al massimo di concorrenza: il lavoratore trova concorrenti esterni in lavoratori super sfruttati che producono beni in paesi lontani, beni che poi vengono importati nel nostro paese; e trova concorrenti interni in lavoratori che si sono spostati verso il nostro paese in cerca di una attività lavorativa. Queste due concorrenze portano a deprimere salari e condizioni lavorative. Precarizzazione e lavoro in nero, sono diventate una condizione di normalità.

Il lavoro e il prezzo della vita


Minatori sepolti che attendono di essere tirati fuori, operai che si calano dentro una cisterna per pulirla e rimangono dentro intrappolati dalle esalazioni, condizioni di orario e di paga che sono a livello della riduzione in schiavitù; sono tutti aspetti del mondo del lavoro oggi. Nel nostro paese mille vite perse in un anno per incidenti sul lavoro sono una cifra da brivido vista come normalità.
La Sinistra dovrebbe iniziare due battaglie: una normativa e una culturale


La battaglia normativa

La Sinistra deve dare impulso al movimento internazionalista per il riconoscimento dei diritti dell’uomo e del lavoratore: se ci sono schiavi anche lontani il mercato del lavoro viene sconvolto dalle condizioni di schiavitù. Le aziende italiane che preferiscono lavorare all’estero, per sfruttare al massimo i lavoratori, non possono poi chiedere vantaggi in Italia.

Sulla piena occupazione

Nel nostro paese debbono essere affrontati come priorità le questioni relative alla disoccupazione, al precariato e al lavoro in nero.

Il lavoratore disoccupato che dichiara la propria disponibilità al lavoro dipendente, e che si inserisce in liste di collocamento di attesa, deve avere una minima retribuzione sociale; retribuzione che verrà a cessare in caso di assunzione o di rifiuto al collocamento.

La flessibilità, esigenza delle aziende, va pagata con una remunerazione superiore; di conseguenza i rapporti di lavoro precario debbono costare alle aziende di più del lavoro a tempo indeterminato. La paga in più deve servire alla costruzione di fondi per la retribuzione minima sociale nei periodi di disoccupazione.
Il lavoro nero va combattuto con norme che penalizzino i datori di lavoro, con una rete di controllo da parte degli ispettorati del lavoro e della finanza; con liste di collocamento pubbliche. Nel contempo alle aziende che danno lavoro regolare va dato qualche beneficio sul piano fiscale.
Vanno incoraggiate tutte le forme di lavoro autonomo, nell’agricoltura, nell’artigianato, nel commercio, nei servizi, nelle professioni: con una fiscalità realmente proporzionale agli effettivi guadagni, con l’eliminazione di vincoli burocratici, con l’eliminazione di privilegi corporativi, con la limitazione delle posizioni monopolistiche delle grandi aziende della distribuzione (le licenze date a grandi ipermercati hanno nei fatti distrutto quasi tutto il piccolo commercio che era in qualche modo una fonte occupazionale).

L’orario di lavoro va contenuto e diminuito a fronte di nuove assunzioni, il lavoro straordinario deve essere considerato come elemento straordinario e non deve essere favorito dalla normativa, ma anzi reso oneroso per le aziende.

Ai lavoratori con titolo di studio elevati vanno affidati possibilità occupazionali dove possono in qualche modo impiegare il bagaglio culturale acquisito; in questa direzione debbono operare le aziende pubbliche e le stesse aziende private; altrimenti si scoraggia lo studio. Nel contempo deve essere avviata una attenta informazione sulle tipologie di formazione richieste dalle aziende pubbliche e private.

Gli Enti locali e lo Stato debbono farsi promotori come datori di lavoro per migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione in relazione a: bonifiche del territorio, servizi alla cittadinanza, assistenza.

Vanno fatti i necessari investimenti per migliorare la scuola e la formazione professionale.

Sulle condizioni di vita
La sicurezza per evitare incidenti sul lavoro, le misure contro la nocività, i diritti sulla malattia, il diritto di sciopero; non possono essere barattati contrattualmente con aumenti di salario. Per un salario contenuto c’è sempre la speranza di poterlo aumentare, con la perdita dei diritti si torna a gradi di sfruttamento selvaggio a cui è difficile porre rimedio, si imbarbariscono tutti i rapporti umani nei luoghi di lavoro.

Vanno trovate le condizioni per conciliare lavoro e maternità: dal part-time agevolato agli asili vicini al posto di lavoro.

I lavoratori che si avvicinano all’età pensionabile debbono essere collocati su mansioni e orari di lavoro che meglio si conciliano con la riduzione delle loro capacità fisiche.

Va affrontata la questione prima casa per i lavoratori, mutui e affitti assorbono gran parte del salario percepito. Un fondo comune per la prima casa può farci ritornare ad una mutualità in questo campo che è stata totalmente abbandonata.

La battaglia culturale

Va posta una battaglia culturale per il riconoscimento dell’uomo in quanto uomo e non in quanto unità di produzione. L’uomo come unità di produzione deriva da una concezione capitalistica che lo stesso capitalismo industriale è riuscito a trasferire in alcuni aspetti del pensiero socialista. Il riconoscimento di valore in una società dato all’uomo non può derivare solo dalla remunerazione del lavoro. Il tempo della vita deve essere liberato gradualmente dal lavoro. Il lavoro deve servire a trovare i mezzi necessari al soddisfacimento di bisogni; ma il continuo puntare all’espansione di bisogni fittizi crea solo una esasperata moltiplicazione di prodotti inutili e spesso dannosi per lo stesso pianeta. Va generata una cultura del benessere attraverso l’essenzialità, del regalo, della gratuità.
17/09/10 francesco zaffuto
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Link alle parole

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(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

martedì 14 settembre 2010

Pane


La Sinistra e le parole.
La prima parola: Pane



Per la sinistra occorre cominciare dalla prima parola: PANE


La parola Pane.
Alla parola Pane si lega la storia della stessa sinistra.

Pane: come cibo essenziale per il nutrimento e come mezzi minimi per la sopravvivenza. Nel pane si possono comprendere i vestiti e una casa per ripararsi dal freddo.

Pane come necessità di sopravvivenza per tutti.

Pane come sopravvivenza per tutti significa trovare il giusto welfare all’interno del nostro paese. Il pane deve derivare dal lavoro; ma a chi è sprovvisto di un reddito e non è condizione di lavorare (per difficoltà fisiche o per mancanza di richiesta sul mercato del lavoro) va assicurato il minimo per la sopravvivenza. Lo Stato con la sua fiscalità, gli imprenditori e i lavoratori con la contribuzione obbligatoria, debbono costruire i fondi per questa indispensabile mutualità.

Non è possibile che in Italia, paese con una grande presenza sindacale che si ispira ad aspetti confederali, non si sia arrivati ad una indennità di disoccupazione in grado di assicurare il cosiddetto PANE per i lavoratori disoccupati. Gli uffici studi di CGIL, CISL e UIL dovevano operare giorno e notte fino a trovare una soluzione di welfare per risolvere il problema.

I politici di sinistra delle amministrazioni locali debbono farsi carico di affrontare i più estremi problemi di indigenza. Chi si costruisce una baracca deve essere rispettato ed aiutato a trovare una casa, e non scacciato con bonifiche di polizia come se fosse un insetto.

La necessità di sopravvivenza per tutti è rivolta all’uomo in quanto singolo essere e agli uomini come addizione necessaria di tutte le singole entità. Di conseguenza Pane per tutti significa INTERNAZIONALISMO, significa lotta contro la fame nel mondo, responsabilità nei confronti di tutti gli esseri umani. Essere di sinistra non può significare guardare solo al proprio Comune o Stato, significa farsi carico del destino di sopravvivenza del singolo uomo e di tutti gli uomini. Oggi, una lotta per il Pane per tutti deve portare la sinistra ad interessarsi dell’Africa come problema internazionale da affrontare con carattere di priorità. Solo in questo modo si possono mitigare i processi migratori determinati dalla miseria, dalle guerre e dalle dittature locali. Una politica internazionalista per il pane per tutti porta verso la pace.

Pane come ordine di priorità economica.

Pane come ordine di priorità economica significa interessarsi dell’ambiente: la terra, le acque dei fiumi e dei mari, dove si generano le risorse alimentari del mondo. La terra non va impoverita con fenomeni di supersfruttamento o con estensive destinazioni ad uso non agricolo; il mare va visto come la più grande riserva alimentare autorigenerantesi; le acque dei fiumi come fonte primaria di ricchezza da conservare in tutta la loro limpidezza.

Pane come ordine di priorità economica significa interessarsi della politica alimentare nazionale e internazionale: considerare l’agricoltura come cardine economico di riferimento; sviluppare con ogni possibilità l’imprenditorialità in agricoltura; sviluppare le conoscenze nel campo delle tecnologie agricole; fondare scuole ed indirizzi di studio in campo agrario; non fare deperire i centri e i comuni agricoli e farli diventare centri propulsivi di iniziative. Invertire per quanto possibile il cosiddetto centro di attrazione delle grandi città. Salvaguardare e sviluppare la cultura delle tradizioni contadine.

Pane liberato


Le aziende che lavorano nel campo agricolo, specie le piccolissime aziende agricole a conduzione familiare, hanno bisogno di essere liberate dal costante ricatto della grande distribuzione. Occorre una vigilanza sul capitalismo commerciale che si dedica agli ammassi di beni agricoli con prezzi estremamente bassi all’origine e prezzi estremamente alti verso il consumatore (spesso si insediano in questo processo anche organizzazioni criminose). In particolari situazioni va valutato anche un intervento pubblico nella gestione degli ammassi.

Va favorita la piccola proprietà fondiaria agricola e stimolata verso nuove iniziative produttive: possibilità di commercializzare liberamente i propri prodotti e possibilità di avviare aziende di prima trasformazione del prodotto agricolo; il tutto senza eccessive pastoie burocratiche. Vanno organizzati mercati liberi per i prodotti agricoli su base comunale e provinciale.

Nei comuni agricoli i braccianti debbono essere inseriti in liste di collocamento pubbliche comunali per evitare fenomeni di capolarato. Gli stessi lavoratori sprovvisti di cittadinanza italiana che si vogliono impiegare come braccianti debbono inserirsi in liste pubbliche presso i comuni. Non mancano mezzi informatici per rendere funzionali le liste pubbliche e se si trova un lavoro per qualche impiegato comunale in questa direzione si tratta di un investimento proficuo in agricoltura.

Libera impresa nel settore agricolo, sviluppo dell’associazionismo e della mutualità tra piccoli agricoltori, assegnazione di fondi incolti del demanio pubblico a lavoratori disoccupati che vogliono iniziare un’attività agricola, riforestazione di determinati luoghi del territorio. Intervento pubblico per le regole e per la sorveglianza contro la criminalità. Credito e finanziamento alle piccole aziende agricole, buon uso delle risorse comunitarie.
14/09/10 francesco zaffuto
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Link alle parole

Lavoro . .....Libertà ..... Uguaglianza

torna all’introduzione
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(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

domenica 12 settembre 2010

Il volto di Sakineh e la pena di morte nel mondo


La volontà delle autorità iraniane di praticare una condanna a morte tramite la lapidazione ha fatto il giro del mondo e mobilitato le coscienze. Le firme dell’appello di Amnesty dalle poche migliaia di due mesi fa sono balzate a 58.000.

http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_lapidazione_adulterio

Le autorità iraniane hanno sospeso la condanna a morte e hanno promesso di rivedere la sentenza; forse si salverà, forse praticheranno l’impiccagione per ammorbidire le coscienze occidentali.
Le coscienze occidentali sono dominate dai “civilissimi” U.S.A che praticano con molta “civiltà” la pena di morte con svariate modalità; fra pochi giorni pensano di applicare la pena di morte a Teresa Lewis. L’appello di Amnesty per questa condannata negli USA ancora non ha raggiunto le mille firme.

CHIEDO A CHI NON LO AVESSE FATTO DI FIRMARE I DUE APPELLI
La pena di morte in USA non è più bella di quella in IRAN; ed è ben più grave per noi occidentali perché ogni giorno imitiamo gli americani e le loro mode.
Gi USA, se si vogliono presentare come “civilizzatori”, possono da subito eliminare la pena di morte dal loro sistema giudiziario penale; e dimostrare finalmente di rispettare il comandamento della loro Bibbia “Non uccidere”, sulla quale sono soliti tanto giurare. Obama (nobel per la pace) dica finalmente qualcosa su questo argomento. L’Europa e l’Italia (patria di Beccaria) possono ricordare ogni tanto agli americani il loro essere barbari.
Nel mondo ci sono diversi Stati piccoli e grandi che si sono avviati verso l’abolizione di questo crimine commesso per condannare un crimine; ma USA e Cina danno al mondo un esempio nefando. La Cina nel 2oo9 ha applicato la pena di morte forse più di un migliaio di volte; e, se qualcuno osa chiedere alle loro autorità di Stato qualcosa, rispondono che sono fatti loro ed evitano di dare informazioni sulle esecuzioni.




Facciamo in modo che i volti di Sakineh e Teresa Lewis, ambedue condannate a morte, servano a far crescere la pietà nel mondo, in tutto il mondo.





(chiedo scusa per l'esposizione pubblica di questi volti, in questo blog tendo sempre ad evitare esposizioni di foto personaggi viventi, ma la motivazione è questa voltà di umana solidarietà. f.z.)


12/09/10 francesco zaffuto

ultimo aggiornamento al 18/09/10

sabato 11 settembre 2010

La madre povera e i giudici di Trento


Troppo povera e troppo fragile; intervengono le amorevoli cure dello Stato e i Giudici gli tolgono il figlio appena nato e lo dichiarano adottabile. http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58423girata.asp
Questi giudici: nel loro essere dei sadici scriteriati avranno applicato in qualche modo delle leggi in vigore nel territorio dello Stato; allora nel nostro pese esistono leggi sadiche e scriteriate che possono portare a simili sentenze.
I giudici sono stati chiamati in causa da solerti assistenti sociali la cui preparazione professionale è improntata alle stesse leggi dello Stato.
La Provincia autonoma di Trento, che vanta da sempre una politica sociale, non è intervenuta fino ad oggi con un aiuto alla madre.
Con un po’ di ritardo la Chiesa pare accorgersi del caso e forse interverrà:
http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=485562
Oggi lo Stato tenta di capirci qualcosa sui suoi atti; e la Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, dice che intende chiedere un’audizione per il giudice del Tribunale dei minori di Trento. Tutto qua.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118321
Intanto un danno è stato fatto; il bambino, che in tutti i quadri, religiosi e non, sta attaccato al seno della madre, è stato spedito altrove.
Se lo Stato interviene in questo modo nei rapporti tra una madre e un figlio appena nato, è meglio nessun intervento e lasciare fare solo alla natura.
L’accoglienza e la tutela per il bambino passa attraverso la tutela della madre, lo dice la natura stessa; chi non capisce ciò la smetta di occuparsi della cosa pubblica e la smetta di giudicare.
11/09/10 francesco zaffuto
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(immagine - Picasso - maternità)

venerdì 10 settembre 2010

11 settembre 1973 – 2001, una cattiva giornata

Una cattiva giornata

Cile - Santiago – 11 settembre 1973 - Carri armati nelle strade, colpo di Stato, assaltato il Parlamento, ucciso il presidente Allende. In tre giorni, oltre all’omicidio del presidente, si contarono 3200 persone morte o scomparse, 80 mila imprigionate e 200 mila fuggite per motivi politici. Lo stadio di Santiago venne trasformato in una sorta di lager nazista.
Cominciò un periodo buio per l’America latina; anche altri stati, come l’Argentina nel ’76, divennero luoghi di dittatura e di persecuzione.

U.S.A. – New York – 11 settembre 2001 . Attentato aereo alle Torri Gemelle, collasso di entrambi i grattacieli. Le vittime di quel giorno, quasi tremila morti.
Comincia un periodo buio per la Storia del mondo: intervento militare in Afghanistan e i Iraq, nuovi attentati dell’integralismo in Europa e Medio Oriente, peggioramento del conflitto israelo-palestinese.

11 settembre 2010, aspettiamo un giorno sereno.

(immagine – “Cassandra e le torri” olio su tela © francesco zaffuto)

giovedì 9 settembre 2010

350 mila firme non sono una bazzecola

In 350 mila stanno aspettando Schifani.
Se 350 mila firme stanno chiedendo l’esame di un progetto di legge di iniziativa popolare è un dovere per il Parlamento prenderne atto.

L’articolo 71 della Costituzione italiana così recita:
Art. 71.
L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

La Costituzione è chiarissima, il popolo con 50 mila firme può presentare un progetto di legge. Una volta presentate le proposte di legge di iniziativa popolare a un Presidente delle due camere, questi deve accertare la regolarità ai sensi degli articoli 48 e 49 della successiva legge 25 maggio 1970, n. 352 , e dopo tale accertamento le proposte di legge debbono essere calendarizzate per il loro esame in Parlamento.
http://www.camera.it/EventiCostituzione2007/cd_rom_studi/5_Referendum/Legge%20352.70.pdf

Sulla base di queste norme il movimento 5 stelle di Grillo ha presentato tre progetti di legge con 350 mila firme al Presidente del Senato Schifani; il presidente fino ad oggi non ha fatto nulla.
Ecco l’intervento di Grillo giustamente arrabbiato:
http://www.beppegrillo.it//2010/09/oggi_8_settembr/index.html?s=n2010-09-08


Una delle leggi di iniziativa popolare presentata da 350 mila riguarda proprio la modifica della legge elettorale per l’elezione diretta del candidato. Oggi tutti i politici parlano di necessaria riforma della legge elettorale ma nessun parlamentare solleva la questione delle 350 mila firme abbandonate.

09/09/10 francesco zaffuto

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(immagine “aspettando” matita © francesco zaffuto link Altre allegorie)

mercoledì 8 settembre 2010

Alla Gelmini piace il 4 online



Già tremila scuole collegate per inviare alle famiglie i voti online.
Il vanto di un progetto Gelmini – Brunetta (ma già da qualche anno qualche solerte Preside sperimentava la novità)
http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_07/iossa-tremila-scuole-online-voti-assenze-in-diretta_43c829be-ba4d-11df-a688-00144f02aabe.shtml
Se l’Istituto scolastico ha aderito al progetto con una password le famiglie potranno collegarsi a
http://scuolamia.pubblica.istruzione.it/web/guest/cerca-scuola
e sapranno subito se il proprio marmocchio:
ha bigiato (fatto seghe, marinato, insomma si è assentato...)
o ha preso 4 in matematica.
Il progetto è indirizzato verso le scuole superiori: il marmocchio, che si è appena allontanato dall’ala protettiva della famiglia, sta cercando di cominciare a camminare con le sue gambe e allora zac...
Questa mancanza di fiducia può aiutare un giovane a crescere ? Penso di no: l’idea di saltarlo nei rapporti di comunicazione con la famiglia e il non dargli tregua con una informazione continua e in tempo reale, non credo che possano rafforzarlo.
Non ci sarà neanche la domanda usuale fatta dai genitori: “come va a scuola?” e se qualche genitore la farà ancora, può sentirsi rispondere “tanto lo sai già”. La famiglia distratta si accontenterà di questa fugace informazione, quella ossessiva aumenterà la sua invadenza, e la scuola potrà vantarsi di essere al top dell’informazione alle famiglie. I ragazzi si adatteranno a questi controlli e poi sfogheranno tutta la loro insoddisfazione il sabato sera.
Fare in modo che i ragazzi siano loro stessi ad informare i genitori, aiutarli nelle difficoltà di dialogo, è la strada più difficile ma è quella che aiuta meglio a crescere. Meglio qualche informazione burocratica in meno è qualche attenzione in più.
08/09/10 francesco zaffuto

martedì 7 settembre 2010

Fini mangia il pollo con le mani: dimissioni



Bossi e Berlusconi che vanno da Napolitano per andare a chiedere le dimissioni di Fini, se lo fanno, danno vita alla cosa più comica della storia della cosiddetta seconda Repubblica (che poi è sempre la prima).http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/09_settembre/07/bossi_e_berlusconi_a_napolitano_fini_ci_e_ostile_deve_dimettersi,25927702.html
Si leggano la Costituzione: non è prevista alcuna possibilità di richiesta di dimissioni per un comizio tenuto dal presidente della Camera; la Costituzione è scritta e non la si può interpretare come il manuale delle buone maniere, Fini non può essere mandato via perché ha mangiato il pollo con le mani. Il presidente della Camera non può avere un obbligo di dimissioni solo perché sta diventando il leader di una nuova componente politica; il Parlamento è tutto formato da politici che rivestono a vari gradi posizioni di leader nella politica con vari momenti di esposizione mediatica.
Il presidente della Camera ha l’obbligo di rispettare il regolamento della Camera e di essere superparte solo per gli atti che compie come presidente della Camera e non per tutti gli altri atti politici e per le sue convinzioni espresse ad alta voce.
Berlusconi quando ha fatto eleggere Fini presidente della Camera pensava di imbalsamarlo definitivamente e in un paio di anni ha portato dalla sua parte tutti gli ex colonnelli di A.N.. Fini con un bel po’ di ritardo ha capito che sarebbe stato finito ed ha reagito. L’imbalsamazione nella carica di presidente della Camera l’aveva accettata Bertinotti, fatto che in qualche modo contribuì al tracollo di Rifondazione comunista.
Bossi e Berlusconi la smettessero con la pantomima e dicano quello che vogliono fare. Si tratta di governare insieme a un altro che vuole dire la sua, il loro potere viene moderato da una terza figura: questo quello che è successo. Se vogliono governare da soli allora debbono accettare la caduta. Non è detto che gli elettori si debbano comportare sempre allo stesso modo.

07/09/10 francesco zaffuto
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Altri post sulle vicende di Fini
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domenica 5 settembre 2010

Chi è costui?

GUARDATELO
ATTENTAMENTE

é
BERLUSCONI
ve lo garantisce
FINI
è
proprio
lui.
Scusa Fini, ma visto che nella Storia ci sono tanti fantasmi, e visto che vieni da un passato fascista, non è meglio che ti tieni i tuoi fantasmi di Mussolini e Hitler.
Questo fantasma lascialo a Veltroni, lascialo a noi della sinistra che purtroppo ce lo abbiamo sul groppone.
05/09/10 francesco zaffuto

NUCLEARE PRIMA E POI



Ho ricevuto via mail questo articolo dell'on. Alfiero Grandi che pubblico volentieri su lacrisi2009 (f.z.)

Alcune affermazioni del sottosegretario Saglia, che segue direttamente per il Governo la reintroduzione del nucleare in italia, sono passate - stranamente - sotto silenzio. Eppure sono rivelatrici dei pericoli che sta correndo l’Italia.
Vale la pena di tornarci sopra. Anzitutto sui tempi. Il Governo per bocca del sottosegretario che - non dimentichiamolo - ha per Ministro pro tempore Berlusconi ha affermato che a gennaio 2011 le aziende potranno proporre i siti in cui collocare le nuove centrali nucleari, oppure (questa rasenta il ridicolo) i Comuni potranno candidarsi a farle costruire nel loro territorio.
Queste affermazioni sono di eccezionale gravità, visto che fino ad ora non esiste l’Agenzia per la sicurezza che dovrebbe definire almeno dove non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per costruire una centrale nucleare in Italia e quali sono le procedure e le condizioni da rispettare da parte dei soggetti che fanno le proposte per potere in seguito procedere alla costruzione.
E’ al vaglio del parlamneto la proposta del Governo di Statuto dell’Agenzia ma l’iter di approvazione non è finito. Quindi non ci sono gli organi dell’Agenzia, in altre parole non esiste nemmeno allo stato primordiale. E’ evidente che una struttura che non esiste non può emanare le direttive da rispettare. Quindi di cosa sta parlando il sottosegretario ? Le aziende interessate non sanno nemmeno a chi fare domanda e come compilarla, le condizioni a cui sottostare.
Il Governo ha tentato una furbata cercando di coinvolgere Umberto Veronesi come Presidente della futura Agenzia. Per ora non si sa come finirà. Veronesi farebbe bene a declinare l’invito ma anche se dovesse diventare il Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare non dovrà meravigliarsi se gli verrà chiesto con forza rigore, trasparenza e rispetto delle procedure.
Senza dimenticare che il Governo ha cercato di aggirare il diritto costituzionale delle Regioni ad esprimere un parere vincolante sulle decisioni di localizzazione degli impianti nucleari. Così va rispettato il diritto delle polazioni interessate a dire la loro opinione sulle proposte di localizzazione e naturalmente anche degli Enti locali che li rappresentano. A questo proposito l’idea che siano i Comuni stessi a chiedere gli impianti è semplicemente peregrina. Ve lo immaginate un Sindaco che propone ai cittadini del suo Comune di chiedere che si insedi una centrale nucleare nel suo territorio ?
L’altro aspetto riguarda i costi della costruzione delle centrali. Premesso che una ricerca USA ritiene i costi della produzione del fotovoltaico paragonabili a quelli del nucleare e che recenti ricerche pubblicate su Internet hanno dimostrato che i cittadini francesi stanno pagando rincari a raffica dell’energia elettrica malgrado la Francia sia il paese più nucleare del mondo, è da tempo che stiamo dicendo che sui costi non si dice la verità. La costruzione di una centrale Epr oggi è non meno di 7/8 miliardi di euro e per di più da questi costi sono esclusi i possibili danni al territorio, e non solo per incidenti, e lo smaltimento delle scorie.
Sulle scorie si stanno facendo molte chiacchiere. La Sogin verrebbe incaricata dal Governo, udite udite, di fare quello che…. ha sempre avuto come incarico e cioè di individuare come smaltire le scorie. Basta ricordare il frontale ricevuto dalla Sogin dalla popolazione a Scanzano Ionico.
Il problema è che lo smaltimento delle scorie fino ad oggi non è riuscito agli americani e anche i francesi dicono di essere pronti ma in realtà stanno soprassedendo per approfondimenti ulteriori sulle loro gallerie nell’argilla.
Scorie vuol dire costi enormi di smaltimento e difficoltà fino ad ora insormontabili di loro dislocazione, perché legittimamente nessuno le vuole perché sono pericolose.
L’A.D. di Enel ha sempre richiesto aiuti pubblici per la costruzione delle centrali, in una forma o dell’altra. Gli aiuti possono essere dati sotto forma di tariffe garantite o di aiuti diretti. Certo è che il nuovo programma nucleare USA ha iniziato a muoversi quando il Governo ha aperto i cordoni della borsa.
Ora dall’ineffabile sottosegretario Saglia sappiamo che i candidati a costruire le centrali nucleari vogliono garanzie su un eventuale cambio di Governo, cioè la garanzia di indennizzi per le spese che avranno sostenuto per inizare a costruire le centrali se dovessero cambiare le scelte politiche. Per di più hanno ricevuto da Saglia l’assicurazione che questo Governo studierà come indennizzarli a fronte di un futuro possibile cambio di orientamento, dovuto magari al referendum popolare che arriverà tra non molto. Una specie di assicurazione pubblica sui rischi, dimenticando che è proprio la lobby nuclearista guidata dall’Enel a volere ad ogni costo le centrali e quindi semmai sono i cittadni italiani che dovrebbero essere indennizzati. La cosa più curiosa è che proprio da atteggiamenti come questi emerge che nell’opinione pubblica italiana il nucleare non è passato e i nuclearisti lo sanno bene. L’avvisaglia era stato l’impegno di Berlusconi a occuparsene direttamente per convincere l’opinione pubblica, che evidentemente convinta non è.
Ora con un referendum alle porte la preoccupazione della lobby nuclearista sta crescendo e cerca di ottenere dagli amici del Governo una sorta di assicurazione a carico della collettività sulle incertezze politiche del futuro.
E’ il solito capitalismo italiano assistito, che parla molto di mercato ma predilige la protezione pubblica a senso unico: quella a suo favore, sia quando chiede aiuti per costruire che quando chiede garanzie in caso di fallimento. Per questo è importante proseguire con la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge che dice si alle energie rinnovabili e no al nucleare.
Alfiero Grandi

(immagine “uomo vulcano” tecnica mista © francesco zaffuto link Uomo vulcano)

sabato 4 settembre 2010

Ma, cos’è la proprietà?


Ma, cos’è la proprietà?

terza puntata di
Il capitalismo per i bambini


Per Proudhon non c’erano dubbi: nel 1840 pubblicò "Qu'est-ce que la propriété?", "Cos'é la proprietà?", in cui sostenne: "la propriété, c'est le vol", "la proprietà è un furto".

Oggi 2010, è possibile fare la stessa considerazione?

Vorrei partire da un esempio di cronaca.

(ANSA) - MILANO, 31/08/10 - .....I lavoratori del polo logistico di Pieve Emanuele (Milano) sono entrati nel centro commerciale Carrefour di Assago per acquistare senza riuscirvi alcuni alimentari di prima necessità al posto della paga che sostengono di non ricevere da mesi. «Lo hanno fatto per dare sostentamento alle loro famiglie che dagli inizi di giugno non ricevono alcun compenso - spiega la Filt Cgil - e arrivati alle casse hanno chiesto che Carrefour anticipi parte delle retribuzioni di questi mesi che i lavoratori non hanno percepito: al momento i lavoratori ricevono la loro busta paga azzerata. L'azienda attraverso le forze dell'ordine e i responsabili di filiale si sono rifiutati di anticipare parte degli stipendi dovuti ai lavoratori». A questo punto i lavoratori hanno riposto i beni accumulati nei carrelli e sono usciti dal centro commerciale.....
(C’è anche da aggiungere che quei lavoratori non lavoravano direttamente per la Carrefur ma per la solita cannibale ditta appaltatrice esterna).

Bene, quei lavoratori si sono fermati dinanzi alle forze dell’ordine che facevano notare che: se avessero portato a casa quanto contenuto nei carrelli avrebbero commesso un furto, gli avrebbero contestato anche la flagranza di reato e con un processo, questa volta breve per direttissima, sarebbero stati spediti al carcere di San Vittore.

Il mancato pagamento del salario a un lavoratore non è considerato un furto, non è soggetto alla stessa gravità di legge. Il lavoratore diventa come un qualsiasi creditore. Il debitore pagherà, forse, magari ci sarà una successiva lunga procedura fallimentare.

Questo è lo stato delle cose, e non crea scandalo ai benpensanti moderni che sembrano diventati tutti neoliberisti.

Allora, ricominciamo: che cosà è la proprietà?

Certo senza la proprietà non esisterebbe il capitalismo, e lo stesso capitalismo nasce perché già esisteva la proprietà.

La proprietà si potrebbe definire come l’arte del segnare le cose; con l’apposizione di tale segno si può dire che una cosa appartiene a un essere anche quando tale essere non si trova fisicamente insieme alla cosa. Come i cani vanno segnando con la propria urina il proprio territorio, gli uomini segnano con mappe catastali le proprietà di terreni, case, altre cose, e mezzi monetari per comprare cose.
Ogni cane (uomo) continuerebbe a segnare tutte le cose fino al quando non sente abbaiare un altro cane.
La vittoria a seguito di uno scontro determinerà la possibilità di continuare a segnare, la sconfitta o la pace determineranno i limiti del segno. La proprietà ha come origine una antica contesa.

Oggi non ci sono più terre libere dove è possibile apporre segni, nasciamo su un pianeta che è già una mappa ininterrotta di segni.

Possiamo allora chiederci: come si acquisisce oggi la proprietà di una cosa?

Penso che possa essere acquisita in tre modi:
per fortuna,
per delitto,
per lavoro.
Per fortuna possiamo intendere quella proprietà acquisita per successione, per donazione, per regalia di un signore o di uno Stato, per vincita al gioco, ed a seguito di un lungo possesso di un bene abbandonato.
Per delitto possiamo intendere quella proprietà acquisita perché sottratta ad altri con un furto, con un imbroglio, con un raggiro, con mezzi monetari derivanti da precedenti delitti, con atti di violenza e di guerra.
Per lavoro possiamo intendere quella proprietà acquisita con i frutti del proprio lavoro sia quello manuale come quello dell’ingegno. La proprietà acquisita con i soli mezzi del proprio lavoro è sempre ben poca cosa; spesso si riduce alla sola casa di abitazione acquisita con un mutuo che ti strozza per buona parte dell’esistenza.

Ma quando si parla di lavoro va considerato che esiste il lavoro proprio e quello degli altri. L’appropriazione del plusvalore creato da altri (di cui si è parlato nella prima puntata) in qualche modo si può ricondurre a una forma di delitto, una specie di “raggiro” reso possibile dalla posizione di dominio del proprietario dei mezzi di produzione rispetto ai lavoratori.

Le leggi di uno Stato hanno come fine quello di tutelare l’ordine, l’ordine spesso è inteso come la tutela dell’immanente stato delle cose; di conseguenza si tende a tutelare tutte le fortune precedenti e il frutto di delitti ormai dimenticati; si tutelano anche i “raggiri” presenti che non vengono definiti come delitti ma addirittura come funzione sociale della proprietà.

Ma può la proprietà capitalistica avere una funzione sociale?
Basta sentire l’odore di petrolio che proviene dagli ultimi incidenti per rispondere; ma per evitare di stancarci è meglio rinviare ad una prossima puntata.

04/09/10 francesco zaffuto

le puntate precedenti

prima puntata Il capitalismo per i bambini

seconda puntata Partecipazione agli utili
(immagine – “spaventapasseri e sole meccanico” cera e china © francesco zaffuto link Altre allegorie)

giovedì 2 settembre 2010

l'importanza del sedere


Gelmini illustra le novita' per la scuola. Innanzitutto da quest'anno "non si potranno superare i 50 giorni di assenza, pena la bocciatura".
Quando il c.... vale più della testa

02/09/10 francesco zaffuto

Frattini, Gheddafi, Napolitano e il disguido



A chi gli chiedeva sulle mancate informazioni da parte del Governo alla Presidenza della Repubblica sulla visita di Gheddafi, Frattini ha risposto: «Ho ritenuto di scusarmi personalmente con il capo dello Stato per questo disguido amministrativo».


Ma diciamo le cose come stanno: il capo dello Stato libico è Gheddafi, il capo dello Stato italiano è Napolitano.

Il disguido amministrativo ha fatto sì che per i giorni della visita di Gheddafi il capo dello Stato sia stato BBBBBERLUSCONI .


E’ stata forse una visita improvvisa?

Lo sapevamo tutti: da diversi giorni si parlava di cavalli berberi e carabinieri.....

Doveva essere Napolitano a telefonare a Frattini per dire: fatemi abbracciare il Colonnello?

Penso che Napolitano, tutto sommato abbia tirato un sospiro di sollievo, almeno le figuracce questa volta Mister B. le ha fatte da solo.

Noi come italiani abbiamo poco da ridire e da ridere su questo disguido, ci dà il segno della vocazione dittatoriale del faraone.

02/08/10 francesco zaffuto

(immagine “mano che ride” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)