giovedì 29 marzo 2012

vecchio di tre anni


Questo blog il 31 marzo 2012 compie tre anni. Ringrazio tutti i visitatori del blog e in particolar modo i lettori fissi e chi ha inserito commenti.
Il nome di questo blog resta inquietante, lacrisi2009. Il 31 marzo del 2009 eravamo nel pieno di una crisi economica che aveva già nel 2008 manifestato i primi forti contraccolpi, volli dare come nome al blog quello stesso del mio primo post LA CRISI 2009
A rileggere oggi quel post pare cambiato ben poco
La Crisi del 2009 è originata dalla ricchezza e dalla finzione della ricchezza. Non è solo crisi di sovrapproduzione di prodotti che non riescono ad essere consumati, è anche crisi del "denaro". Una grande massa di capitale finanziario (accumulato dopo il secondo conflitto mondiale), fin dagli inizi degli anni 80, ha cessato di essere impiegata nello sviluppo industriale e nello sviluppo dei servizi; l'impiego è stato indirizzato all' "usura" e al "gioco".
Il detentore di capitale finanziario, soggetto sempre più anonimo e diffuso a livello planetario, non chiedeva l'investimento nell'impresa o in beni reali, chiedeva soltanto un accrescimento del capitale finanziario stesso a prescindere da ogni motivazione d'investimento. Le banche e le società finanziarie si sono prestate tutte a queste aspettative di accrescimento senza motivazione: hanno inventato strumenti finanziari di usura con tassi di interessi appetibili e strumenti finanziari di puro gioco per puntare sulle aspettative di accrescimento. In questo meccanismo perverso si è venuto a trovare il grande detentore di capitale finanziario ed anche il piccolo detentore di risparmio che si è affidato a banche e società finanziarie di gestione. Prestare denaro e puntare al gioco denaro; è stato questo il filo conduttore dei comportamenti economici da più di venti anni. Ma a chi prestare? A chi non ha, a chi desidera senza poterselo permettere, a chi vuole oggi quello che domani non è neanche sicuro di poter avere, a chi ha lo stesso mito dell'accrescimento. Di conseguenza classe media e ceti operai sono stati quelli che dovevano diventare i beneficiati dalle operazioni di prestito, quelli che dovevano essere convinti a consumare una ricchezza solo sperata. "Chiedi un mutuo e ti sarà dato", questa è stata la grande promessa di ricchezza in USA e si è diffusa in parte anche in Europa. Al posto di reali aumenti di stipendi e salari si sono surrettiziamente moltiplicati i prestiti. Le banche che dovevano assolvere al loro ruolo di valutazione del rischio, hanno scelto la strada di spostare il rischio sui risparmiatori e sull'intero sistema attraverso la costruzione di titoli "solo oggi chiamati tossici". C'è stata la corsa alla costruzione di meccanismi finanziari sempre più sofisticati e sempre più illusori: la cartolarizzazione di debiti in difficoltà, i derivati, i fondi speculativi. Il tutto sempre assistito da dotti manager con tanto di master nella scienza virtuale della moltiplicazione.
Le istituzioni pubbliche che dovevano sorvegliare i fenomeni economici erano tutte invaghite dal liberismo reganiano.
Si può uscire da questa crisi? Sì. Ma molti degli stessi difetti di oggi erano già presenti nella crisi del 1929 e non si sono tratti i dovuti insegnamenti.
Ma ad oggi, marzo 2012, qualcosa è cambiato
Dal 2009 ad oggi la speculazione finanziaria non è cessata, anzi ha puntato sulla stessa crisi con ondate speculative al ribasso su tutte le borse mondiali. Nel corso del 2009 si erano rivelati timidi livelli di ripresa delle borse, ma dal novembre 2009 è iniziata una ondata speculativa sulla stessa crisi che non è mai cessata fino ad oggi.
I governi dei diversi stati mondiali hanno evitato misure di contenimento della speculazione finanziaria (anche le più semplici come la proibizione delle vendite di azioni allo scoperto e la Tobin tax). Le difficoltà dei governi nel controllo della crisi evidenzia come interessi e uomini del capitale finanziario siano ben inseriti a livello politico; l’autonomia del mondo politico dalla sfera economica si è rivelata insignificante. L’Europa che inizialmente sembrava meno esposta rispetto agli USA, anche per il ruolo sociale degli Stati, è stata coinvolta nella crisi con ondate speculative sulla posizione debitoria degli stati. La ricetta invocata per uscire dalla crisi è il giudizio dei mercati, cioè il giudizio degli stessi speculatori che hanno determinato la crisi.
Viene invocata la crescita come una sorta di divinità astratta, come se la crescita non dipendesse dagli stessi investimenti produttivi, dalla elevazione dei salari, e da una soluzione alla disoccupazione. Gli stati che potrebbero immettere denaro anche a fronte di un fenomeno inflattivo vengono frenati per la loro stessa posizione debitoria mentre il capitale finanziario evita gli investimenti nella produzione continuando a preferire quello della speculazione sulla crisi stessa. La crisi dopo tre anni si mostra come avvitata su se stessa si rivela come crisi di sistema, crisi del capitalismo.
Panacee, medicine e rimedi
Una crisi del capitalismo era sicuramente salutare; ma una crisi del capitalismo che avviene dopo una crisi del socialismo fa sicuramente venire un gran mal di testa, non si capisce quali possano essere le possibili soluzioni. Le stesse ricette keynesiane di un incremento del debito per puntare sulla crescita e rinnovare la vitalità del capitalismo sono molto difficili da perseguire con stati super indebitati e che tali ricette hanno già perseguito in passato. La ricetta della leva fiscale viene a cozzare con i livelli già alti dell’imposizione fiscale stessa. Pare che non basta una sola medicina, le medicine possono essere tante ma ci vuole un riferimento mondiale unico. Ma quale può essere il riferimento mondiale unico? Penso che sia il rispetto dell’uomo, della sua vita, della sua dignità, della sua libertà. E’ una paradosso ma solo partendo da questo rispetto che si può ridare un ruolo alla politica, un ruolo all’internazionalismo, e si possono trovare diverse medicine per la crisi.
Ve la sentite di togliere ai ricchi per eliminare la fame nel mondo? Ve la sentite di fare in modo che tutti possano avere un lavoro? Ve la sentite di difendere la terra e l’acqua? Si possono aprire tante soluzioni per superare questa crisi ma occorre rispondere a queste tre domande. Potrà restare in vita il ruolo degli imprenditori capitalisti ma il fine non può essere diventare dei nababbi finanziari; potrà restare in vita il ruolo dello stato che interviene con misure socialiste nell’economia, ma il fine non può essere l’arricchimento di una classe politica di parassiti.
29 marzo 2012 francesco zaffuto
Immagine – ultimo equilibrio china – (nota per disabili visivi: un corpo a forma di rospo, ma con un volto umano che continua a modificarsi, tenta di salire un istogramma)

mercoledì 28 marzo 2012

La logica del pacco


Il pacco è qualcosa di ben confenzionato con una sua scatola e un suo fiocco; si può presagire che dentro ci siano tante cose buone, qualcuna magari poco utile ma pur simpatica. Quello è il pacco dono che potete ricevere per il vostro compleanno o a Natale.
La logica delle leggi nel nostro paese è la logica del pacco. Non potete rifiutare il pacco, sarebbe addirittura offensivo, chi lo ha preparato con cura potrebbe indignarsi e portarselo via. Ma dentro il pacco delle leggi ne trovate alcune che sono una grande fregatura, altro che simpatiche trovatine.
Nel pacco della legge “Salva Italia” del Governo Monti c’erano gli esodati, 350 mila persone che hanno scoperto di dover vivere senza pensione e senza stipendio per una impuntatura contabile di chi ha predisposto il pacco. Ma il pacco doveva essere accettato integralmente.
Occorre per le leggi rifiutare la logica del pacco; analizzare le leggi e poi approvarle o rifiutarle una alla volta; vedere se sono veramente connesse tra i diversi articoli oppure se sono ben scindibili.
Nel pacco riforma del lavoro ci sono:
pochissime cose buone che riguardano i precari che potrebbero essere approvate subito;
dispositivi sul Welfare che iniziano dal 2017 che non ha senso approvare ora e che vanno demandate al governo che andrà in carica dopo le prossime elezioni politiche;
i licenziamenti per motivi economici senza alcun possibile reintegro (anche se quei motivi si rivelassero campati in aria o venissero a cessare dopo breve tempo), materia delicatissima su cui è necessario un voto specifico del Parlamento.
Allora questo pacco va aperto e i dispositivi vanno analizzati e chi ha preparato il pacco deve digerire le modifiche; considerato che nella democrazia parlamentare il governo è l’organo esecutivo e il Parlamento è l’organo legislativo.
27/03/12 francesco zaffuto
Immagine – pacco dono con fiocco

martedì 27 marzo 2012

Il coreano Monti


Il coreano Monti da Seul dice: non chiederemmo certo di continuare per arrivare a una certa data
(più altre battute pesanti che ognuno potrà controllare su agenzie di stampa e giornali)
Poteva benissimo dichiarare che avrebbe parlato delle cose italiane al suo ritorno in Italia.
Anche questa volta il pessimo e sgradevole metodo di parlare delle cose italiane mentre si sta all’estero, addirittura adombrare una possibile crisi di governo; altro che cambiamento di stile, forse un peggioramento.
27/03/12 francesco zaffuto
Immagine – cappelli asiatici

domenica 25 marzo 2012

il clima per gli investimenti esteri


Ma veramente ci volete far bere la favoletta che la riforma dell’art. 18 possa creare un clima per chiamare gli investitori esteri in Italia.
Vediamolo il clima italiano e gli interrogativi per un azienda tedesca che vuole impiantare in Italia un sua unità produttiva:
a chi dovere pagare il pizzo: alla mafia oppure alla ndrangheta oppure alla camorra?
a quale gruppo politico appoggiarsi e quanto ci sarà da pagare in mazzette?
come regolarsi in caso di appalti?
e quanto può durare un contenzioso in caso di una causa civile in Italia?
Riguardo alle garanzie date ai lavoratori un investitore tedesco ci è abituato e forse sa risolvere i problemi di lavoro meglio di noi; ma riguardo alle altre incognite c’è l’abisso più nero e si guarderà bene dall’investire in Italia.
Forse le modifiche all’art. 18 accontentano la libidine di qualche pessimo imprenditore italiano, ma non ci venite a raccontare la favoletta degli investitori esteri.
25/03/12 francesco zaffuto
Immagine – nuvole

sabato 24 marzo 2012

CONDIVIDO QUESTO MESSAGGIO


"Ciao, sono Ronny. Ho 41 anni. Sono un padre, un progettista grafico, un insegnante, un cittadino di Israele. E ho bisogno del vostro aiuto. Ultimamente, nei telegiornali, sentiamo preannunciare una guerra. Enorme. I governi parlano di distruzione, autodifesa, come se questa guerra non avesse a che fare con noi. Tre giorni fa, ho pubblicato un poster suFacebook. Il messaggio era semplice: "Iraniani, non bombarderemo mai il vostro paese, vi amiamo". Accanto al poster ha aggiunto: "Al popolo iraniano, a ogni padre, madre, figlio, fratello e sorella. Perché ci sia un guerra tra di noi, è necessario che prima abbiamo paura l'uno dell'altro. Dobbiamo odiare. Io non ho paura di voi, non vi odio. Non vi conosco nemmeno. Nessun Iraniano mi ha mai fatto del male. Non ho nemmeno mai conosciuto un Iraniano … giusto uno a Parigi, in un museo. Un tipo simpatico. Qualche volta qui vedo un Iraniano in TV. Parla di una guerra. Sono certo che non rappresenta tutto il popolo iraniano. Se sentite qualcuno in TV parlare di un bombardamento su di voi … state certi che non sta rappresentando tutti noi. Non sono un rappresentante ufficiale del mio Paese. Ma conosco le strade della mia città, parlo ai miei vicini, i miei famigliari, i miei amici e a nome di tutte queste persone … vi vogliamo bene. Non abbiamo alcuna intenzione di farvi del male. Al contrario, ci piacerebbe incontrarvi, prendere un caffè assieme e parlare di sport. A tutti coloro che provano lo stesso, condividete questo messaggio e aiutatelo a raggiungere il popolo iraniano."

In ventiquattro ore hanno iniziato a condividere il poster su Facebook. Nel giro di quarantott'ore gli Iraniani hanno iniziato a rispondere ai poster e ricambiare il loro amore per noi. Centinaia di messaggi che dicevano Israeliani "vi amiamo anche noi". Il giorno dopo eravamo in TV, sui giornali, prova del fatto che il messaggio stava viaggiando. Velocissimo.
Ora vogliamo fare in modo che il messaggio giunga ovunque, non solo alla comunità di Facebook, ma a tutti. Questo è un messaggio da parte della gente, per la gente.
Quindi, per favore, non odiare e aiutaci a diffondere questo messaggio."

immagine - colomba della pace

venerdì 23 marzo 2012

Thriller sul C/C


La vicenda che mi ha turbato è di pochi giorni fa ed è accaduta a Bergamo, ne ha dato notizia il giornale locale “Eco di Bergamo” http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/613543/ ed è stata ripresa da diversi notiziari TV. In breve, a una famiglia arriva una fattura ENEL di ben 65 mila euro, indubbiamente un errore, ma l’ENEL insiste per essere pagata tramite l’addebito sul c/c bancario; la banca questa volta è stata attenta e non ha addebitato la cifra stratosferica al cliente. Certo dopo alcuni giorni si è venuti a capo dell’errore, ma si tratta di un errore da brivido. Se pensiamo che la maggior parte di noi ha aderito alla domiciliazione bancaria delle bollette, gas, luce e varie (pratica comoda ma!?!?); siamo sempre dentro la possibilità che un errore possa sbancarci tutto il conto corrente. Mi figuro cosa possa accadere in una condizione meno eclatante di quella accaduta a Bergamo: arriva una bolletta ENEL di euro 2.500, la mia banca non pensa a un errore, non si tratta di 65 mila euro, magari pensa che è tutto regolare e me l’addebita, quanto basta per aver messo K.O. il mio c/c . Sto cominciando a pensare, ma quella comodità quanto mi pesa? E’ una comodità per me o per altri?
23/03/12 francesco zaffuto
Immagine - Diabolik

martedì 20 marzo 2012

Ecco la riforma del mercato del lavoro


Spesso la sorpresa che possiamo trovare nell’uovo di Pasqua è deludente: un ciondolino, una spilletta, un giochino di plastica da montare. L’accordo sul mercato del lavoro di cui tanto si è parlato da più di un mese somiglia alla sorpresa dell’uovo di Pasqua, tante aspettative e poca cosa. Le diverse chiocce che hanno covato le uova (governo, sindacati e confindustria) ci hanno fatto capire ben poco dei contenuti della riforma, tutte le loro dichiarazioni si sono limitate a descrivere le difficoltà della trattativa. Ora, a pochi giorni dalla conclusione della covata, apprendiamo che tutto sommato sarà una sorpresa di ben poco conto.
Vediamo un dato positivo: forse il Governo renderà più onerosi i contratti a termine per stimolare le aziende ad assumere a tempo indeterminato.
Altri dati positivi? Difficile trovarne: a partire dal 2014 (o 2016) dovrebbe realizzarsi una indennità di disoccupazione per tutti per 12 mesi, estendibili a 18 mesi per i disoccupati over 55 anni (tutti si intende: coloro che hanno realizzato in 2 anni almeno 52 settimane di lavoro). Si chiamerà ASPI, forse un diminutivo di CASPITA! Restano fuori chi non ha mai trovato lavoro, chi non riesce a provare 52 settimane, e in ogni caso dopo i mesi indicati si ritorna alla miseria più nera. Questa novità in qualche modo andrà a spazzare vie le tutele ben più elevate che hanno gli attuali lavoratori protetti dalla cassa integrazione straordinaria e dalla attuale mobilità. Si parla poi di un possibile ruolo del collocamento, ma non si è sentito minimamente parlare di un ruolo pubblico del collocamento.
Riguardo poi al famigerato articolo 18: è diventata una questione di principio, occorre dimostrare di averci messo mano; occorre inserire la paura del licenziamento per i lavoratori e la sensazione salvifica di poter licenziare per i possibili nuovi imprenditori, specie per quelli “esteri”. Come se gli imprenditori “esteri” non venissero in Italia per paura dell’art. 18 (nei fatti non vogliono mettere piede in Italia per ben altri motivi: non sanno quanto debbono pagare di pizzo alle mafie e di mazzette ai partiti politici).
In ogni caso occorre dimostrare che la riforma c’è, che è accettata, e che si farà. Certo lo stato di stasi dell’attuale malattia del mercato del lavoro in Italia non può far ben sperare; ma una medicina scadente non può fare miracoli.
20/03/12 francesco zaffuto

giovedì 15 marzo 2012

Commissioni bancarie sui fidi


Allo stato dell’arte in questo momento giace in Parlamento una norma approvata che prevede la nullità delle commissioni bancarie, il presidente dell’ABI (associazione banche italiane) si è virtualmente dimesso e chiede al Parlamento la cancellazione di tale norma: http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Banche-lettera-Mussari-confronto-urgente-serrato-Parlamento/13-03-2012/1-A_001283028.shtml
Tra le diverse cose che mi sono capitate nella vita ho avuto anche la vicissitudine di insegnare “Tecnica bancaria”, alle classi quinte negli istituti commerciali. Una delle lezioni che mi capitava di fare era sul Fido concesso dalle banche ai clienti e sulle commissioni.
Cerco di essere molto breve perché l’argomento fidi per la sua complessità mi occupava più di una settimana di lavoro con miei studenti, mi limito solo alle commissioni.
Il fido accordato è il livello di credito effettivamente deliberato dalla banca e messo a disposizione del cliente nelle varie forme tecniche. Sulle somme che il cliente va ad utilizzare graveranno gli interessi che saranno conteggiati in rapporto al tempo di utilizzo delle somme stesse. Gli interessi possono essere considerati alti o bassi, ma in ogni caso sono il compenso che richiede la banca e che in qualche modo deve coprire ragionevolmente i suoi costi e i suoi sperati profitti per la concessione del credito.
Bene, quando un’azienda si sente dire che le è stato accordato un fido con un interesse del 6% potrà lamentarsi o essere contenta del trattamento, ma potrà fare anche i suoi conti di convenienza. Semplice!? Niente affatto, perché oltre agli interessi intervengono le commissioni. Commissione di mancato utilizzo, la banca fa pagare una commissione al cliente se non utilizza il fido che gli è stato accordato; e ci può essere una logica, perché la banca ha concesso una disponibilità al cliente e se il cliente non la utilizza impedisce alla banca di metterla a disposizione di altri. Commissione di massimo scoperto, la banca fa pagare al cliente una commissione sulla somma di massimo utilizzo del suo fido; e ci può essere una logica se la banca vuole stimolare il cliente a non restare eccessivamente e per troppo tempo in posizione di scoperto.
In classe quando spiegavo le commissioni bancarie spesso accadeva che i miei studenti fingessero di stare attenti; ma ogni tanto accadeva che ci fosse uno studente veramente attento e poneva la domanda: “ma prof. come è possibile che da un lato la banca chiede una commissione per spingere all’utilizzo del fido e dall’altro chiede anche una commissione per penalizzare il massimo utilizzo del fido?”.
Come spiegare simile mistero a quel raro studente attento?
“Vedi, Pierino, una cosa è la filosofia e la logica e cosa diversa è la Tecnica bancaria. La commissione di massimo scoperto contrasta con l’invito ad utilizzare il fido e contrasta con la stessa operazione di concessione di credito. Per capire devi inserire un terzo elemento: la Banca è un istituto privato, cerca di guadagnare al massimo in tutte le operazioni che svolge e della logica se ne fa un baffo”. Forse il presidente dell’ABI Giuseppe Mussari nella spiegazione potrebbe essere molto più convincente di me; e la classe questa volta, di attenti e disattenti, è il Parlamento.
15/03/2012 francesco zaffuto
Immagine – il mio vecchio libro di testo scolastico

domenica 11 marzo 2012

IL TRENO SCOMPARSO


Questo blog si è occupato più volte della lotta dei lavoratori della Wagon Lits che da dicembre occupano e presidiano la torre al binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Cosa dire del silenzio gelante del Governo!?
Un po’ per sfogo ci ho scritto sopra un racconto, chi lo vuole leggere lo trova sul mio blog – groviglidiparole – e questo è il link

sabato 10 marzo 2012

La barzelletta, la notizia e la dura esistenza

La barzelletta
Al Ristorante
Il cliente osserva con attenzione il conto esagerato nelle cifre che il cameriere gli ha portato e poi dice con aria cordiale: “Senta, mi farebbe il piacere di chiamare il padrone del ristorante, lo vorrei conoscere” .
Cameriere: “Sì, lo posso andare a chiamare”.
Arriva al tavolo il padrone del ristorante, il cliente si alza con aria cordiale e gli stringe la mano: “Che piacere, caro collega”.
Il ristoratore: “Ahh, piacere, anche lei gestisce un ristorante!?”
Il cliente: “No, no, anche io sono un ladro”.
La notizia
Corriere della sera del 10 marzo 2012 pag. 23
Il senatore Luigi Lusi (tesoriere della Margerita) ha pagato per uno spaghettino al caviale € 180,00
La dura esistenza
Con € 180,00 normalmente uno dei nostri vecchi pensionati ci fa stentatamente la spesa alimentare per tutto un mese.

mercoledì 7 marzo 2012

Ancora sulle nuove forme pensiero

Ignazio Visco ha detto: "Il mantenimento del livello di vita raggiunto nel nostro Paese richiede che si innalzi l'intensità del capitale umano e riprenda a crescere la produttività totale dei fattori".
Di conseguenza questo nuovo pensatore dice che ciò "non può non richiedere che si lavori di più, in più e più a lungo.”
Ignazio; ti ricordiamo che ci sono milioni di lavoratori che sono disoccupati: non possono lavorare in più perché un lavoro neanche ce l’hanno; e se quelli che ce l’hanno non lasciano un po’ di spazio resteranno per sempre fuori dal lavoro.
Immagine – non ho trovato una possibile immagine da associare al pensiero di Ignazio Visco.

martedì 6 marzo 2012

Due tipi di dialogo


E’ come se esistessero in questo momento in Italia due tipologie di cittadini e due tipologie di dialogo.
La prima tipologia è quella: dei fastidiosi. Sono visibili protestano rumorosamente, bloccano strade, sono al limite della legalità, ormai possono essere chiamati No Tav o Forconi come se fossero una particolare tipologia di vespe.
Il governo si dichiara sempre aperto al dialogo perché sono tanti, ma con l’accompagnamento dell’avvertimento “vi tolleriamo, ma fino a un certo punto”.
La seconda tipologia è quella: degli ignorati. Sono visibili a tratti, anche se stanno lottando strenuamente, spuntano in un sporadico servizio giornalistico e poi scompaiono. Un esempio sono i lavoratori della wagon lits; stanno sulla torre della ferrovia di Milano da dicembre, hanno sopportato il gelo dell’anno più freddo, continuano a chiedere una trattativa nazionale sul loro licenziamento. Il Governo, forse perché sono solo 800, preferisce cinicamente ignorarli, forse si occuperà di loro in caso di una disgrazia più grave, e al momento non esistono.
06/03/12 francesco zaffuto
Immagine – il gelo

lunedì 5 marzo 2012

Nuove forme pensiero

Siamo disponibili al dialogo
Nel contempo vi avvertiamo che non siamo disponibili a cambiare le nostre scelte.
Vi avvertiamo che tolleriamo le vostre idee e proteste,
sempre nei limiti della legalità e utili al dialogo.

venerdì 2 marzo 2012

in punta di piedi ci ha lasciato

é difficile pensare che Lucio Dalla non ci sia più; con il suoi versi, la sua musica e la sua ironia ci ha accompagnato per tanti anni ...


Piazza Grande

Lucio Dalla
Santi che pagano il mio pranzo non ce n'è
sulle panchine in Piazza Grande,
ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n'è.

Dormo sull'erba e ho molti amici intorno a me,
gli innamorati in Piazza Grande,
dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.
A modo mio avrei bisogno di sognare anch'io.

Una famiglia vera e propria non ce l'ho
e la mia casa è Piazza Grande,
a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n'è,
rubo l'amore in Piazza Grande,
e meno male che briganti come me qui non ce n'è.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.
Avrei bisogno di pregare Dio.
Ma la mia vita non la cambierò mai mai,
a modo mio quel che sono l'ho voluto io

Lenzuola bianche per coprirci non ne ho
sotto le stelle in Piazza Grande,
e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

E se non ci sarà più gente come me
voglio morire in Piazza Grande,
tra i gatti che non han padrone come me attorno a me