giovedì 28 febbraio 2013

Napolitano potrebbe fare come il Papa


La Costituzione prevede con l’

 Art. 88.
Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

 

 Oggi il Papa va via perché è vecchio e nella Chiesa ci sono tanti problemi.

 Il Presidente con il semestre bianco ha molto meno potere del Papa, non può sciogliere le Camere e in questo momento ci vorrebbe un Presidente capace di esercitare tutte le prerogative.

 Sarebbe il caso che il nostro Presidente dopo avere sentito il Grillo, il Bersani, e il Berlusconi, e le loro stonature,  si dimettesse e dicesse loro di eleggere con urgenza un Presidente della Repubblica con pieni poteri.  Nel frattempo al Governo resta Monti per un'altra ventina di giorni,  non è certo la fine del mondo, se lo sono già tenuti per più di un anno.

 Un nuovo  Presidente della Repubblica potrà,  nel pieno dei poteri di scioglimento delle Camere, dare l’incarico di formare un nuovo governo.

 Non è una rinuncia ma un passaggio tecnico che potrebbe semplificare le cose e stringere i politici nuovi e vecchi alle loro responsabilità;  dove “il tutti a casa” non è ad Ottobre. L’Italia non può permettersi un trascinamento di incertezza per così lungo tempo.

28/02/13 francesco zaffuto

Post collegati per continuazione argomento

Immagine Tiara dei Pontefici

mercoledì 27 febbraio 2013

Governo parlamentare e Costituzione


Questo post è la continuazione dei post precedenti sull’argomento
 Ricade su Napolitano l’onere di spiegare al Movimento 5 stelle il senso degli articoli della Costituzione in merito al Governo. Gli articoli sono questi ed ho sottolineato in rosso il comma che si può chiamare scoglio per un Governo parlamentare.
Art. 94.
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

  Bene, per il primo insediamento,  ed entro dieci giorni dal suo insediamento,  è necessaria la fiducia delle due Camere. Solo nella fase successiva il Governo non ha necessità per vivere che siano approvate tutte le sue decisioni e non ha necessità di ricorrere alla fiducia.
 Pertanto, se il Movimento 5 stelle non vuole una immediata crisi parlamentare con nuove elezioni, deve permettere un insediamento iniziale di un Governo e poi successivamente potrà confrontarsi sulle singole leggi come meglio crede.  Questo è un passo obbligato richiesto dalla Costituzione. Nel caso che il Movimento 5 stelle si sottrae a questo passaggio si possono prevedere scenari particolari: crisi permanente con Governo provvisorio fino a nuove elezioni oppure una generosa stampella offerta da Berlusconi come salvatore della patria con una “fiducia non richiesta”, e con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Allora sia chiaro al  Movimento 5 stelle  che questo passaggio di dare una fiducia istituzionale non è una abdicazione e non è un “inciucio” ma è un necessario passaggio istituzionale;  e se non viene fatto dal Movimento 5 stelle ne deriva la responsabilità di fare ritornare in campo un Berlusconi che tiene in ostaggio lo stesso Bersani.
 Il paragone con quello che sta accadendo in Regione Sicilia è impossibile; perché con l’elezione diretta del Governatore della Regione non è necessario alcun voto di fiducia.
 Una volta insediato un Governo poi si può avviare il processo nuovo per contribuire alla realizzazione delle leggi una per una,  e in questo nuovo processo il Movimento 5 stelle può giocare un grande ruolo, ma occorre tenere presente i passaggi obbligati della Costituzione altrimenti si rimette in campo la vecchia politica che si voleva ostacolare.
27/02/12 francesco zaffuto
immagine - la Costituzione italiana
Questo intervento è stato inviato al blog di Grillo in versione solo leggermente ridotta


Ma la Costituzione così recita:
Art. 94.
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
....
Bene, per il primo insediamento, ed entro dieci giorni dal suo insediamento, è necessaria la fiducia delle due Camere. Solo nella fase successiva il Governo non ha necessità per vivere che siano approvate tutte le sue decisioni e non ha necessità di ricorrere alla fiducia. 
Pertanto, se il Movimento 5 stelle non vuole una immediata crisi parlamentare con nuove elezioni, deve permettere un insediamento iniziale di un Governo e poi successivamente potrà confrontarsi sulle singole leggi come meglio crede. Questo è un passo obbligato richiesto dalla Costituzione. Nel caso che il Movimento 5 stelle si sottrae a questo passaggio si possono prevedere scenari particolari: crisi permanente con Governo provvisorio fino a nuove elezioni oppure una generosa stampella offerta da Berlusconi come salvatore della patria con una “fiducia non richiesta”, e con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Allora sia chiaro al Movimento 5 stelle che questo passaggio di dare una fiducia istituzionale non è una abdicazione e non è un “inciucio” ma è un necessario passaggio istituzionale; e se non viene fatto dal Movimento 5 stelle ne deriva la responsabilità di fare ritornare in campo un Berlusconi che tiene in ostaggio lo stesso Bersani. 
Una volta insediato un Governo poi si può avviare il processo nuovo per contribuire alla realizzazione delle leggi una per una, e il Movimento 5 s può giocare un grande ruolo, ma occorre tenere presente i passaggi obbligati della Costituzione altrimenti si rimette in campo la vecchia politica che si voleva ostacolare.

Ultime notizie dalla Lombardia


Giuseppe Verdi in Piazza della Scala intento nella lettura delle notizie sulle elezioni regionali  in Lombardia
“Questi terroni
amano ancora il Bossi
travestito da Maroni
e continueranno a fare strage del mio Nabucco”
Per capire Verdi basta osservare i dati disaggregati delle elezioni regionali in Lombardia al link
Nella città di Milano Ambrosoli ha ottenuto il 48,34% dei voti e Maroni il 34,45% .
Solo grazie al voto delle altre province e soprattutto dei piccoli centri della Lombardia Maroni poi vince con il globale 42,81% dei voti.
 La foto proposta di Giuseppe Verdi è del 1890 e allora in Milano i “terroni” non erano i meridionali ma tutti quelli che venivano in città dalle campagne. 
27/02/13 francesco zaffuto
Per una bellissima carrellata di vecchie foto su Milano andate al blog



martedì 26 febbraio 2013

Possibile un Governo parlamentare


Che dire! Riassumendo l’Italia è in quattro quarti: un quarto sta ancora con Berlusconi, un quarto sta con Bersani, un quarto con Grillo e un quarto è assente.
 L’Italia,  come dicono stamani tutte le grandi menti del giornalismo, è ingovernabile. Ma se ben ci ricordiamo l’Italia è ridotta in malo modo per i governi passati e non perché è stata ingovernabile. Purtroppo l’ingovernabilità è grave perché ci sono gli speculatori dei mercati internazionali che scommettono sul disastro del nostro paese e sulla fine dell’Europa unita.
 Il popolo italiano pur con tutte le sue contraddizioni si è espresso, ma nel suo esprimersi ha prodotto risultati parlamentari che sono legati alla legge elettorale schizofrenica in vigore. Con una maggioranza risicata alla Camera la coalizione vincente porta a casa un pacco di onorevoli spropositato;   la stessa coalizione, sempre in virtù della legge elettorale, al Senato non ha una maggioranza.
 Le regole del gioco prevedono che un governo che ha ricevuto l’incarico del Presidente della Repubblica debba presentarsi alle due Camere per ottenere la fiducia.
 A questo punto chi si assumerà l’onere di governare e chi si assumerà l’onere di far mancare la fiducia iniziale al Governo per insediarsi?
 L’onere di governare potrà assumerselo chi ha ottenuto la maggioranza alla  Camera,  che è quella più cospicua nei fatti; ma il suo modo di governare non potrà somigliare a nessun altro governo della storia della Repubblica. Deve essere per forza un nuovo modo di governare altrimenti rischia un crollo immediato. A questo punto ci sono solo due possibilità:
-         un governo che vede uniti centrosinistra e centrodestra (le due B – Bersani e Berlusconi) con tutte le contraddizioni che ne derivano;
-         un governo  di centro sinistra che ha il coraggio di chiedere su un programma la fiducia tecnica al Movimento 5 stelle assicurando un metodo di governo diverso.
   Dunque, se si sceglie la seconda possibilità deve trattarsi di Governo Parlamentare che  deve puntare  sulle stesse energie parlamentari, evitare come hanno fatto gli altri governi di imporre costantemente la "fiducia" per fare passare i dispositivi di legge, ascoltare le diverse componenti e farle contribuire al processo legislativo.  
 Meno "fiducie" e più leggi condivise e ragionate con un paziente lavoro di confronto ed avendo presente il bene comune e l'urgenza di chi ha bisogno. Non è facile, ma solo imbroccando un nuovo metodo di governo si può arrivare a una soluzione. Paradossalmente un Governo parlamentare, se vuole,  potrebbe fare anche meglio dei passati governi:  mettere mano a una legge elettorale che assicura una vera governabilità e una vera rappresentatività; ridurre la spesa pubblica in modo che il prossimo Parlamento sia formato da un numero limitato di parlamentari (bastan 300 e una sola Camera): eliminazione delle Province; accorpamento dei Comuni per ridurre le spese amministrative;  dispositivi urgenti per il lavoro e per il Welfare. Non vedo perché il Movimento 5 stelle dovrebbe dire di no alle cose che sono nel suo stesso programma.  Bersani può rivestire l’incarico di formare il nuovo Governo e può riuscirci  (non tanto  per i suoi i progetti, che erano ben pochi, ma soprattutto per il suo carattere di mediatore).  La presenza di Vendola,  nella coalizione vincente, può essere di attenta traduzione tra i programmi del Movimento 5 stelle e quelli del PD.
 In ogni caso ognuno si assumerà pubblicamente le sue responsabilità di fronte ai cittadini che hanno pagato con il loro voto, con i loro desideri, con i loro guai.
26/02/15 francesco zaffuto
Immagine – l’aula del Parlamento italiano

lunedì 25 febbraio 2013

Astensione intorno al 25%


Ore: 16.08
Gli ultimi dati, quando sono stati trasmessi da parte di 5.057 comuni su 8.092, danno alla Camera l’affluenza al 74,41, -5,62% rispetto alle politiche del 2008. Al Senato siamo al 74,47% (-6,30% rispetto alle politiche del 2008) con i dati di 5.340 comuni su 8.092.
 E’ prevedibile che il dato delle astensioni si possa assestare al 25%. Rispetto alla percentuale elevata di astensione che si era registrata nelle regionali del 2010 del 35,78% ; si può dire che la tendenza verso l’astensione si è in qualche modo fermata in favore di un voto di protesta che porta a elevate percentuali di affermazione del Movimento 5 stelle. (f.z.)

immagine - un termometro

Astensione: ma sale o scende


 Finora ha votato il 55,17% degli aventi diritto: -7% rispetto al 2008. Le politiche trascinano però le regionali: +9%.
 Questi due dati sembrano un mistero, ma basta ricordarsi che nelle regionali del 2010 si astenne il  35,78% dei votanti. Fu una percentuale molto elevata. Ora se i dati di astensione si confrontano con le elezioni politiche del 2008 si registra un aumento delle astensioni, se invece si confrontano con  i dati del 2010 si registra un una diminuzione delle astensioni.
 Per una riflessione complessiva è meglio attendere i dati di chiusura. Certo è che questa campagna elettorale non ha avvicinato i cittadini al voto, la rissa non paga. (f.z)
Ore 10 del 25 febbraio 2013
Immagine fuori testo  termometro per la febbre

domenica 24 febbraio 2013

TARES e TARSU


Tarsu muore e nasce Tares. Non stiamo parlando di due giganti di una strampalata mitologia, stiamo parlando di tasse, e in particolare di un’ultima opera “d’arte”  del Governo Monti.
 La TARSU è stata fino ad oggi una tassa di scopo, diciamo pure una tassa ben ancorata ad un servizio vero e proprio, la raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.  La TARES oltre a finanziare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti andrebbe a finanziare anche gli altri servizi dei Comuni: illuminazione,  manutenzione delle strade,  asili nido, assistenza domiciliare, ecc … ecc …, in pratica un insieme di servizi indivisibili.  E’ indubbio che la TARES sarà più elevata della TARSU e che i cittadini dovranno prepararsi ad un altro salasso,  di cui si è parlato ben poco durante questa campagna elettorale, salasso che puntualmente arriverà in aprile.
L’aspetto perverso della TARES non sarà solo la maggiore onerosità dell’imposta ma il suo confonderla nel groviglio degli impegni del Comune.  Si è scelta la strada dell’imposta complessiva eliminando una tassa specifica di scopo. Pessima scelta che va nella direzione contraria di responsabilizzare Comuni e cittadini verso il grave problema dei rifiuti (vedi Napoli, Palermo e Roma ecc).  Il cittadino ha necessità di misurare il suo impegno e l’impegno del Comune rispetto allo specifico problema dei rifiuti, deve poter chiedere conto al Comune di quello che sta pagando e dei servizi resi in materia di smaltimento di rifiuti, in materia di riciclaggio dei rifiuti stessi, vedere anche abbassare la tassa se si avvia un comportamento virtuoso nella raccolta differenziata; poter suggerire e intervenire. E’ invece il Monti ha mescolato il tutto nel solito minestrone onnicomprensivo e il tutto condito da un federalismo miope.
 Il perché di questa scelta è semplice: mettere un’altra imposta comunale avrebbe fatto venire a tutti l’orticaria durante la campagna elettorale, invece ci sarà solo un cambiamento di nome e di importo.
24/02/13 francesco zaffuto
Immagine – i giganti Ercole e Caco di Piazza della Signoria in Firenze da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Firenze-piazza_signoria_statue04.jpg

sabato 23 febbraio 2013

e ora silenzio e prendete un bloc notes


E ora silenzio e prendete un bloc notes, perché qualcuno di Voi andrà veramente in Parlamento e qualcosa la dovrà pur fare. Lasciate da parte le agende, i programmi, tutte le promesse elettorali e prendete un modesto bloc notes perché basta per l’elenco delle cose che sono necessarie da fare con urgenza. 
 Se siete  nuovi Eletti, dovete chiedere dove sono i servizi igenici, il bar, la fotocopiatrice, ed evitare di perdervi tra i corridoi.  Potete chiedere ai Parlamentari vecchi qualcosa su stanze e commissioni, fatelo pure e vedrete che in qualche modo anche l’esperienza può servire in Parlamento.
 Poi le cose più importanti da inserire in bloc notes.
 Dovete eleggere un Presidente della Camera e un Presidente del Senato capaci di non farvi litigare inutilmente.
 Dovete andare a riferire al Presidente della Repubblica sulle Vostre intenzioni per  il nuovo Governo .  
 Dimenticatevi di quella stupida parola “inciucio”, cercate un’altra parola dall’abbondante dizionario della lingua italiana,  e ricordatevi che un Governo gli italiani lo pretendono e non hanno nessuna intenzione di essere scaraventati in un nuova  campagna elettorale dopo pochi mesi.  Chi avrà vinto queste elezioni ha il diritto ed anche l’onere di formare il Governo. Sì, è vero che direte tutti di essere i vincitori morali;  ma noi cittadini con le vittorie morali non possiamo farci neanche un brodino.  
 Allora, visto che la Costituzione lo prevede, occorre dare una fiducia iniziale a un Governo; chiamatela come volete: tecnica, politica, concordata, scordata, ma ci deve essere; poi legge per legge voterete secondo la Vostra coscienza.  E la vostra coscienza in bloc notes dovrà fare i conti con gli italiani che cercano un lavoro e che hanno problemi di sopravvivenza.
23/02/12 francesco zaffuto
Post collegato - Il mio voto bizzarro
Immagine – un modestissimo bloc notes 

lunedì 18 febbraio 2013

Il mio voto bizzarro


Per descrivere il mio voto ho scelto questo quadro di Kandinsky che ha per titolo Around The Circle.  Fuori testo ovviamente, perché il quadro di Kandinsky è straordinariamente misterioso e straordinariamente bello, mentre le elezioni del 24/25 febbraio sono solo straordinariamente complicate.
 Comincio dal voto o non voto. Ho il massimo rispetto per chi non vota, qualche volta  anch’io non ho votato. Penso che l’atto del votare debba essere fatto in modo responsabile e non solo per seguire un umore momentaneo. Chi vota seguendo le viscere del corpo spesso determina solo disastri;  allora niente di male se chi non è convinto non va a votare, come niente di male se chi vuole esercitare una critica assoluta non va a votare;   è un po’ fastidioso il “chi se ne frega” e non va a votare ma anche in questo caso è una libera scelta; alla fine i diversi motivi dell’astensione si sommano nel solo effetto dell’assenza e gli istituti politici continueranno a funzionare o a malfunzionare  con i risultati dei votanti. 
 Vado a votare. Ci sono possibili sviluppi di cambiamento dello scenario politico, ma  non è solo il cambiamento che mi interessa come se fosse un solo bisogno di novità, mi interessa principalmente che le componenti politiche riescano a dare una urgente risposta alle tre parole chiave pane, lavoro e libertà. A questo riguardo trovo significative le presenze del Movimento 5 stelle, di Rivoluzione civile e di SEL; e  anche se si presentano  con diverse ipotesi strategiche  sono affini su più contenuti.  Nessuna delle tre componenti rispecchia il mio modo di vedere le questioni sociali,  ma penso che occorra valorizzare ciò che c’è e costruire un qualche confronto di idee.
  E’ in voga in questo momento parlare di “voto utile”, e ogni leader lo usa per definire inutili gli altri alla luce di una presunta affermazione tramite una pessima legge elettorale.   La legge elettorale c’è ed è uno stato di fatto:  nelle elezioni nazionali occorre fare i conti con il premio di maggioranza nazionale  alla Camera e con i premi regionali per il Senato, e con le soglie di sbarramento.   Ma non si può votare solo tenendo conto degli aspetti percentuali senza tenere conto delle proprie aspirazioni  e delle caratteristiche dei partiti che dovrebbero incarnarle; volendo tener conto un po’  di tutto il  mio voto diventerà  bizzarro.
Per la Regione Lombardia voterò il  Movimento 5 stelle, con un voto disgiunto ad Ambrosoli. Dopo lo spreco del denaro pubblico fatto dai partiti in Regione Lombardia, penso che una ventata di nuovo sia necessaria e può portarla il Movimento 5 stelle. Prendo atto anche della possibilità del voto disgiunto per il Governatore e,  poiché non voglio vivere con l’asse Berlusconi/Maroni, voterò disgiuntamente per Ambrosoli.  
 Alle elezioni nazionali debbo pur prendere atto che esiste il porcellum .
 Per la Camera voterò Rivoluzione civile. In questi anni, anche con diversi interventi in questo blog, ho manifestato una assoluta contrarietà allo sbarramento del 4%. Rivoluzione civile si trova a ridosso di questa percentuale mentre per il  Movimento 5 stelle si prevede una affermazione con una percentuale  cospicua e non ha bisogno del mio voto alla Camera. Penso che sia necessaria la presenza alla Camera della componente Rivoluzione civile, che si ispira a una politica di giustizia ed uguaglianza, e con il mio voto voglio contribuire al superamento delle soglia di sbarramento.
  Per il Senato voterò il SEL di Vendola. Un governo in qualche modo si dovrà fare. L’alleanza Bersani/Vendola ha necessità di vincere anche al Senato ed evitare di restare prigioniera dell’operazione montiana. Penso che vada riconosciuto a Vendola il suo ruolo di voler correre il rischio di una alleanza difficile pur di contribuire a qualche riforma sociale da una posizione di governo.
 Quello che accadrà dopo?  Se tutti votassero come me verrebbero fuori dal cappello elettorale: un consiglio regionale della Lombardia interamente formato dal Movimento cinque stelle ma guidato da Ambrosoli, niente male. L’intera Camera con soli deputati di Rivoluzione civile e l’intero Senato tutto con senatori di SEL, niente male.  Quindi, quello che accadrà dopo si determinerà soprattutto per i voti coerenti o bizzarri degli altri.
18/02/13 francesco zaffuto

mercoledì 13 febbraio 2013

Né carne né pesce


Né carne né pesce. Ma che cosa sono, polpette vegetali? Neanche quello.
E allora cosa sono?
Sono:  Finmeccanica, Eni, MPS
Non sono proprio pubbliche, sono S.p.A. ma non sono private, lo Stato ci sta dentro con una percentuale di controllo ma anche i privati hanno delle belle fette di pacchetto azionario. Sono di pubblico interesse, ma dal punto di vista giuridico private, danno pure utili  agli azionisti; l’amministratore viene nominato per indicazioni di politici o del Governo, ma poi è libero di fare quello che gli pare, proprio tutto.
Ma un nome per definirli meglio ci può essere?

Al momento  si possono chiamare “indiziati” di reato, per tangenti; ma niente di cui preoccuparsi si tratta delle solite tangenti.

 Tangenti solo per necessità,  per far fare affari all’Italia all’estero;  sai com’è all’estero, sono un po’ corrotti e per il bene dell’Italia devi fare un contratto con gli algerini per il petrolio, oppure devi fare un contratto con gli indiani per vendergli qualche elicottero fabbricato in Italia, oppure ti devi ricomprare una banca italiana che era stata momentaneamente venduta agli spagnoli; sei come  costretto a pagare tangenti. Poi ci sono le correnti meteorologiche  e capita che il vento sposti qualcuna delle tangenti pagate fin sull’Italia. Non vado oltre perché di queste variazioni meteorologiche  se ne deve occupare la magistratura.
  Ma non sarebbe il caso di definire meglio cosa è carne e cosa è pesce. Non sarebbe il caso di fare una chiara distinzione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato.  Le aziende pubbliche debbono essere fatte ricadere sotto una piena responsabilità pubblica. Il funzionario che dirige un’azienda pubblica deve essere assoggettato a controlli, a pene più severe in quanto funzionario pubblico e deve ricevere paghe che non superano limiti ben determinati; deve accettare una Regola, magari un po’ francescana.
 Un’azienda pubblica potrebbe anche rivestire la foggia di S.p.A, ma con il maggiore azionista Stato e una miriade di piccoli azionisti privati risparmiatori e investitori, e con un preciso impedimento statutario che evita l’accumulo di fette di controllo privato. E se lo Stato vuole passare la mano ai privati in una di quelle aziende,  allora deve totalmente cessare di occuparsene e lasciarla anche fallire. Non si possono avere aziende che sono private per gli utili e pubbliche per costi e guai.
 13/02/13 francesco zaffuto
Immagine – delle polpette di ceci che sicuramente sono di più chiara definizione di Finmeccanica http://www.cookaround.com/yabbse1/blog.php?u=23765&blogcategoryid=9254

lunedì 11 febbraio 2013

Lutto sull’Italia


Il suicidio di Giuseppe Bulgarella indica precise responsabilità
 Il suo ultimo contratto, infatti, lo aveva firmato nell'ormai lontano 2000.
Se sei già anziano
se sei anche stato un sindacalista
non ti piglia nessuno per un lavoro
Lo stato di disoccupazione diventa disperante man mano che si passa più tempo a vivere in quel disagio.
Non bastano le commiserazioni e le lacrime di coccodrillo
Non esiste una lista di collocamento pubblica che dimostra che sei disoccupato da più tempo e che hai il diritto di essere collocato al lavoro con una precedenza.
ALLORA COSA AVETE FATTO !!
Perché avete distrutto il pubblico collocamento?
Cosa hanno fatto i politici e cosa ha fatto lo stesso sindacato?
E COSA INTENDETE FARE ORA?!?!?!?!?

Allora questo solo per fare memoria  da http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_collocamento_pubblico
Tranne poche modifiche, il sistema (del collocamento)  rimase inalterato dal 1949 fino agli anni settanta. Infatti, in tale anno con la legge 11 maggio 1970, n. 83 si regolamentò il collocamento speciale in agricoltura e con la legge n. 300/1970, il c.d. Statuto dei lavoratori, artt. 33 e 34, si modificò la chiamata numerica. Successivamente con la legge 28 febbraio 1987 n. 56 e la legge 23 luglio 1991 n. 223, fu abrogato l'obbligo della richiesta numerica, concedendo dapprima l'assunzione su richieste nominative per la metà degli assunti, estesa poi per intero a tutti.
La riforma non modificò i caratteri portanti del sistema di collocamento pubblico: essa fu fortemente intaccata dal d.l. 1º ottobre 1996 n. 510 conv. in legge 28 novembre 1996 n. 609, che ha completamente liberalizzato il sistema delle assunzioni, abolendo anche l'obbligo della richiesta preventiva. Il principio dell'avviamento era stato sostituito in favore di un più semplice meccanismo di domanda e offerta.
La riforma voluta dall'On. Tiziano Treu, titolare del dicastero del lavoro del Governo Prodi, era solo l'inizio della generale riorganizzazione di tutto il sistema di mediazione e collocamento dei lavoratori nel mercato del lavoro. Numerose erano state le pronunce della Corte di Giustizia Europea sulla mancanza di concorrenza nel sistema italiano del mercato del lavoro. 
Allora questo per dire quello che occorre fare con urgenza
Le aziende dovrebbero attingere obbligatoriamente a liste di collocamento pubbliche, con il criterio di scorrimento a partire da chi sta in stato di disoccupazione da più tempo,  per almeno il 70% del personale da assumere;  e la chiamata diretta la potrebbero fare solo per il rimanente 30% (questa percentuale di chiamata diretta è già abbastanza alta per soddisfare le esigenze delle aziende di un personale di fiducia).
 Tutti i lavoratori in attesa di occupazione e iscritti alle liste di collocamento debbono percepire un pagamento per la disponibilità al lavoro, con una percentuale x della paga base stabilita per legge come minima sul territorio nazionale. 
BASTA … non chiamiamoli più disoccupati ma chiamiamoli disponibili al lavoro e diamogli concretamente una mano sul piano istituzionale,
11/02/13 francesco zaffuto

sabato 9 febbraio 2013

Reddito di cittadinanza e disoccupazione



Nel post precedente Ma come creare lavoro?  si evidenziavano tre tipologie di interventi necessari in materia di lavoro:
interventi per fare aumentare il lavoro;
interventi che riordinano il mercato del lavoro e che contrastino il lavoro in nero e precario;
interventi di welfare per tutti i disoccupati.
Considerato che impazza il dibattito politico preelettorale, cerco di affrontare il terzo punto: un welfare per tutti i disoccupati.
L’Italia, nonostante le raccomandazioni della Comunità europea non ha introdotto un reddito minimo garantito di sopravvivenza per i cittadini che si trovano in condizioni di estrema necessità, nonostante i suicidi e i tassi altissimi di disoccupazione.
Qui qualche link:
 Eppure nel nostro paese esiste un articolo della Costituzione che così recita:

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L'assistenza privata è libera.

Pare evidente che siamo fuori dell’Europa e fuori dalla nostra Costituzione.
Se si vuole essere europei ed applicare la nostra Costituzione,  in Italia sono necessari due istituti:
il reddito minimo di cittadinanza (o come lo si vuol chiamare di sopravvivenza) per tutti i cittadini in gravi difficoltà;
e l’indennità di disoccupazione data a tutti coloro che sono disponibili al lavoro, anche a quelli che lo stanno cercando per la prima volta.
Le risposte più generalizzate per giustificare il non fare sembrano  essere:
non ci sono i soldi,
poi se ne approfittano e non cercano lavoro.
 Intanto a livello politico non è stato mai fatto uno studio sui costi che potrebbero essere generati dai due istituti.
 Riguardo al reddito di cittadinanza,  i soldi necessari non sono poi tanti se tale reddito viene dato ai cittadini veramente bisognosi,  rapportato alle reali condizioni di bisogno, e se viene assegnato tramite i Comuni con molta cura.
 Riguardo all’indennità di disoccupazione per tutti i lavoratori disponibili al lavoro addirittura nel nostro paese manca un’anagrafe pubblica del collocamento, anzi l’avevamo ed è stata cancellata da precedenti governi. Con gli strumenti di informatizzazione oggi esistenti può essere realizzata in poco tempo.
Le aziende dovrebbero attingere obbligatoriamente alle liste di collocamento pubbliche, con il criterio di scorrimento a partire da chi sta in stato di disoccupazione da più tempo,  per almeno il 70% del personale da assumere;  e la chiamata diretta la potrebbero fare solo per il rimanente 30% (questa percentuale di chiamata diretta è già abbastanza alta per soddisfare le esigenze delle aziende di un personale di fiducia).
 Tutti i lavoratori in attesa di occupazione e iscritti alle liste di collocamento pubbliche verrebbero a percepire un pagamento per la disponibilità al lavoro una percentuale x della paga base stabilita per legge come minima sul territorio nazionale. Anche ai lavoratori che si iscrivono per la prima volta e non hanno avuto occupazioni precedenti va riconosciuta detta indennità. Il pagamento della disponibilità verrebbe sospeso in caso di rinuncia alla chiamata a lavoro per un periodo di tempo x  fino alla nuova iscrizione e con perdita della precedenza in graduatoria di attesa.
 Questi due istituti sono necessari ed urgenti, si tratta del pane,  per la sopravvivenza dei cittadini in difficoltà e per la sopravvivenza del paese Italia che non si può trasformare in un paese selvaggio e desertificato nella coscienza.
 I soldi ci sono: niente TAV, niente province, niente aerei di guerra, niente superstipendi a parlamentari e manager pubblici, niente superpensioni,  niente evasione, niente mazzette.
 09/02/13 francesco zaffuto

E qui qualcosa sull’Europa non realizzata in Italia  testo della raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale.
Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell'impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente. 
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

poi
(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l'introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d'inserimento nella società dei cittadini più poveri; 
anche 

il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà (6), ha anch'esso raccomandato l'introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale
E dunque … l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri: 
di riconoscere, nell'ambito d'un dispositivo globale e coerente di lotta all'emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.
e poi
senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell'intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili

Immagine – Quarto Stato – Giuseppe Pellizza da Volpedo

giovedì 7 febbraio 2013

Ma come creare lavoro?



 La questione lavoro  necessità di tre tipologie di interventi:
interventi per fare aumentare il lavoro;
interventi che riordinano il mercato del lavoro e che contrastino il lavoro in nero e precario;
interventi di welfare per tutti i disoccupati.
In questo post provo a fare un possibile elenco degli atti che possono contribuire a fare aumentare il lavoro.

Primo, occorre partire dal principio della solidarietà: il lavoro che già esiste va in qualche modo diviso e,  se è necessario,  anche contenendo le stesse retribuzioni e pensioni.
 E’ vero che si rischia qui di toccare un tasto che fa diventare tutti nemici perché le retribuzioni sono già nel nostro paese molto basse, ma andiamo con ordine. Recentemente c’è stato un accordo sulla produttività che  potenzia gli straordinari che va nella direzione opposta del dividere il lavoro.  Gli straordinari se sono richiesti per eventi non previsti all’interno dell’azienda è comprensibile che vengano svolti dagli stessi lavoratori già assunti;  ma se trattasi di elementi strutturali e continui di prestazioni di lavoro, la pratica dello straordinario impedisce nei fatti la creazione di nuovi posti di lavoro. Allora la scelta non può essere di aumento ma di contenimento degli straordinari e di potenziamento di nuove assunzioni.
 Lo stesso aumento dell’età pensionabile sta avendo effetti disastrosi sul piano occupazionale, il balzo della disoccupazione all’11% nel 2012  e il nuovo balzo che si attende per il 2013 deriva in parte dagli effetti di questa misura. Era comprensibile la necessità di fare quadrare i conti previdenziali, ma si poteva far quadrare i conti contenendo la spesa per le pensioni, partendo da quelle più elevate. Con una orchestrata campagna di convincimento si è fatto digerire ai giovani che le misure di elevamento dell’età pensionabile erano dirette a salvaguardia delle nuove generazioni, ma sono state fatte a danno di questa generazione di trentenni che non riesce a trovare un lavoro stabile. Aprire ad un prepensionamento volontario anche con una pensione più limitata può avere un effetto benefico sull’occupazione senza fare saltare i conti.

 Un’altra misura per incrementare le possibilità di lavoro è quella di agire sulla leva fiscale.  E’  bene però sgombrare il campo da un luogo comune che  è quello che diminuendo in generale  la pressione fiscale aumenta automaticamente la domanda di beni e di conseguenza aumentano le possibilità di lavoro. La diminuzione della pressione fiscale se fatta in modo generalizzato non si trasferisce tutta in aumento della domanda di beni, dipende dai comportamenti dei soggetti che vedranno incrementato il loro reddito;  se i soggetti che vedono incrementato il proprio reddito non hanno necessità di rivolgersi al consumo dei beni una parte dell’incremento del reddito tenderanno a tesaurizzarla e l’effetto dell’aumento della domanda non sarà pieno. I possessori di redditi medio alti sono quelli che tendono di più a tesaurizzare ed ogni beneficio a questi non si traduce tutto in domanda di beni. (vedi anche il post  Quella ricchezza che non produce ricchezza)
 Se con i benefici fiscali si vuole produrre un aumento dell’occupazione è meglio puntare su benefici fiscali specifici e ben indirizzati.  
Una misura può essere quella di benefici fiscali e contributivi alle aziende che assumono nuovi lavoratori con contratto a tempo indeterminato.
Un’altra misura può essere sterilizzare l’IRAP dai costi del lavoro,  misura di alleggerimento che può favorire le aziende che investono di più sul lavoro e meno sull’automazione.  Ma per la sterilizzazione dell’IRAP (vedi  IRAP, ma...)  occorre fare i conti sui mancati introiti  che in qualche modo debbono essere recuperate da altre imposte che non gravano direttamente sul lavoro (gli incassi dell’IRAP servono in gran parte a finanziare il sistema sanitario).
 La stessa IMU sulla prima casa dovrebbe essere devoluta interamente ai comuni con vincolo di destinazione sul piano casa ( è stata esaminata in un post specifico su questo blog FARE DIVENTARE L’IMU SULLA PRIMA CASA TASSA DI SCO...),  potrebbe diventare un impulso al settore edile che è in stallo;  e partendo dal recupero del patrimonio edilizio già esistente avviare modelli di costruzione a risparmio energetico.

 Lo stimolo a tutta l’economia verde per nuove produzioni compatibili con l’ambiente  può essere  strumento fondamentale per creare  nuovi posti di lavoro. Gli stimoli a queste produzioni possono essere provocati non solo da vantaggi fiscali ma anche da normative appropriate che penalizzano chi inquina e che avvantaggiano chi non inquina.
Il campo di applicazione è vasto:  nuove fonti di energia rinnovabile,  interventi di conservazione e incanalamento delle acque;  avviamento un piano per la produzione di auto elettriche; iniziare la decontaminazione di aree inquinate; e tutti i comuni debbono dotarsi di un piano di riciclaggio dei rifiuti entro tempi di attuazione ben precisi … …

Misure che permettano la nascita di imprese giovanili e la nascita di lavori autonomi, abbattendo diversi steccati corporativi e qualche rendita di posizione delle grandi catene della distribuzione,  diminuendo tutti i lacci e lacciuoli burocratici e chiedendo ai giovani di provarci anche esonerando le nuove piccole imprese dai carichi fiscali per qualche anno

Il credito alle imprese. Se le banche private non esercitano il credito per favorire lo sviluppo allora si deve procedere con una banca pubblica. Lo strumento della Cassa depositi e prestiti valorizzata sotto il profilo pubblico può adempiere a questo compito,  con l’affiancamento sul piano territoriale di tutti gli sportelli postali che debbono essere anch’essi nuovamente valorizzati sotto il profilo pubblico.

Pagamenti regolari alle aziende che vantano crediti con lo Stato ed enti territoriali in tempi non superiori a sei mesi.

L’agricoltura come settore trainante per tutte le aziende del settore alimentare rilanciando tutta la filiera di produzione di prodotti ad alta qualità a denominazione di origine controllata; produzioni che spesso sostengono le esportazioni.

Efficienza della pubblica amministrazione per utilizzare al massimo i benefici degli stanziamenti dei fondi europei.

Investimenti nella ricerca e nella scuola come progetto di lungo periodo.

Intervento pubblico anche nella produzione.  Le misure sopraesposte sono di stimolo all’economia senza l’intervento diretto dello Stato e degli enti dello Stato nazionali e territoriali. Ma  accanto agli interventi di stimolo delle imprese private non può mancare il necessario intervento diretto pubblico per creare lavoro. Non si può solo aspettare che decollano le imprese private.  Comuni, Regioni e Stato debbono farsi artefici di iniziative imprenditoriali in tutti i possibili settori: da quelli strategici a quelli dei servizi.
  Niente regali di beni dello Stato ai privati ma solo alienazioni e vendite a veri prezzi di mercato. 
La solita tiritera sul pubblico che non funziona e che è simbolo di corruzione va spazzata via, il funzionario che dirige un’azienda pubblica deve essere assoggettato a controlli, a pene più severe in quanto funzionario pubblico e deve ricevere paghe che non superano limiti ben determinati.
07/02/13  francesco zaffuto
immagine - dal film tempi moderni - qualche contrasto sulla catena di montaggio